venerdì 9 Ottobre 2026

Ecco i sette nodi incostituzionali che possono affossare il Melonellum alla Consulta

Dopo l'ok definitivo alla legge elettorale, il pool guidato da Zaccaria e Grosso prepara la battaglia legale in 29 Corti d'Appello. La decisione attesa tra gennaio e febbraio: dall'indicazione del premier al premio al Senato, tutti i punti sotto esame

Di Redazione
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La legge elettorale è ormai approvata, ma per le opposizioni la partita sul cosiddetto Stabilicum o Melonellum è tutt’altro che chiusa. Mentre Elly Schlein e Giuseppe Conte convergono nel condannare una norma cucita su misura che penalizza la di genere ed è dotata di un premio di sproporzionato, gli occhi dell’intero campo largo sono già puntati sul Palazzo della .

I ricorsi, messi a punto da un pool di giuristi e politici guidato da Roberto Zaccaria ed Enrico Grosso — e sostenuto da esponenti dem come Dario Parrini e Giorgis —, verranno depositati in tutte le 29 Sezioni di Corte d’Appello d’Italia subito dopo la pubblicazione della legge in Gazzetta Ufficiale, indicativamente entro la fine del mese. L’obiettivo è ottenere un rinvio d’urgenza davanti ai giudici costituzionali, con una pronuncia attesa tra gennaio e la prima metà di febbraio per non compromettere la campagna elettorale. Un orizzonte temporale che spinge il Pd a posizionare l’eventuale appuntamento delle primarie non prima di febbraio.

I vizi di incostituzionalità nel mirino dei giuristi

La battaglia legale promossa dal centrosinistra poggia su una griglia dettagliata di presunti profili di illegittimità. In primo luogo, l’obbligo di indicare preventivamente il candidato presidente del Consiglio violerebbe la libertà dei partiti di organizzarsi e le prerogative del Capo dello Stato nella concessione dell’incarico. A questo si aggiunge la contestazione del premio di maggioranza sproporzionato, che altererebbe l’uguaglianza del voto creando divari di seggi non giustificabili a fronte di scarti minimi alle urne, unitamente all’introduzione di un premierato di fatto tramite legge ordinaria, interpretato come un aggiramento delle procedure di revisione costituzionale.

Sul piano della , i ricorsi attaccano le su candidature e preferenze che non garantirebbero la parità di genere, oltre alla richiesta di un numero elevato di sottoscrizioni cartacee, ritenuta irragionevole e lesiva dei diritti di partecipazione. Sotto la lente finiscono anche la creazione di una sola circoscrizione Estero, la cosiddetta circoscrizione Mondo, e soprattutto l’assegnazione di un premio di maggioranza su scala per il Senato, in diretto contrasto con l’articolo della Costituzione che impone l’elezione a base regionale. Non da ultimi, vengono contestati i listoni nazionali occulti collegati al premio, ritenuti lesivi del diritto degli a esprimere un voto consapevole.

Gli scenari per la Corte e il nodo politico delle primarie

Tra i costituzionalisti prevale la prudenza: si ritiene improbabile che la Consulta smantelli l’intera architettura della legge, mentre appaiono più verosimili interventi mirati con sentenze auto-applicative su aspetti specifici, come la disciplina delle firme o le quote di genere.

Resta tuttavia lo snodo politico all’: qualora i giudici dovessero cancellare l’obbligo di indicazione preventiva del candidato premier, la spinta verso le primarie tra Pd e M5S rimarrebbe comunque inevitabile per definire la leadership del campo largo.

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