L’ondata di saccheggi e disordini registrata a Milano spinge il governo a varare l’ennesima misura di emergenza: un decreto legge in otto articoli, sbandierato dalla premier Giorgia Meloni come la risposta “ferma” di uno Stato che non intende tollerare le devastazioni. Il cuore della nuova norma è l’introduzione del reato di “violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche”, che punisce con la reclusione da 2 a 5 anni e multe fino a 20 mila euro chiunque usi bastoni o lanci oggetti. La scure penale si abbatte con ancor più durezza sui promotori dei cortei violenti: chiunque organizzi o coordini i gruppi d’azione, anche “mediante strumenti informatici o telematici”, rischia da 4 a 12 anni di carcere.
Il provvedimento interviene pesantemente anche sulla fascia giovanile. Viene introdotta la presunzione di capacità di intendere e di volere per i minori tra i 14 e i 18 anni, rendendoli subito imputabili, mentre il fermo preventivo viene esteso ai sedicenni che turbano la sicurezza nei luoghi affollati e nelle piazze. Per i genitori entra in vigore la linea “chi rompe paga”: scattano sanzioni amministrative da 500 a 1.000 euro — raddoppiabili in caso di reiterazione — oltre all’obbligo di risarcire i danni arrecati dai figli a beni pubblici e privati. Completano il pacchetto il Daspo di gruppo per i minorenni intimidatori, la procedibilità d’ufficio per le lesioni lievi alle forze dell’ordine e la facoltà di integrare le piante organiche dei magistrati per gestire l’ondata di arresti in flagranza.
Tensioni nel Cdm e il no del Quirinale ai poteri d’arresto per la Folgore
Accanto alle nuove fattispecie penali, l’iter di approvazione del decreto ha registrato forti frizioni politiche e un preciso freno istituzionale. Durante le trattative condotte dal sottosegretario Alfredo Mantovano con la Presidenza della Repubblica, il Quirinale ha stoppato l’attribuzione dei poteri di polizia giudiziaria e d’arresto ai 500 militari di “Strade Sicure” inviati d’urgenza a Milano con uno stanziamento di 4,7 milioni di euro, escludendo che alle truppe venissero concesse funzioni speciali di ordine pubblico.
Questo paletto del Colle ha provocato un duro scontro a Palazzo Chigi prima del Consiglio dei ministri tra il ministro della Difesa Guido Crosetto — contrario a schierare i paracadutisti della Folgore e del Savoia privi di poteri d’intervento e ridotti a fare le “belle statuine” — e il titolare del Viminale Matteo Piantedosi, preoccupato per la mancanza di formazione specifica nell’ordine pubblico. Alla fine i 500 soldati opereranno a Milano ma unicamente con compiti tradizionali e affiancati alla polizia in pattuglie miste. È stata inoltre stralciata la norma che imponeva alle piattaforme social di segnalare preventivamente i contenuti a rischio all’intelligence, evidenziando i limiti di un pacchetto normativo nato sull’onda dell’emotività mediatica.





