Le prime vittime della crisi energetica e industriale in Italia sono i dipendenti di Electrolux. L’azienda ha annunciato oggi la presenza di 1.700 esuberi su un totale nazionale di quattromila addetti. Nessuno stabilimento presente sul territorio italiano sarà escluso dal ridimensionamento, come spiegato dalle fonti sindacali, che hanno specificato come verrà chiuso anche l’impianto di Cerreto d’Esi, ad Ancona, dove operano 170 lavoratori.
Un taglio impressionante del personale che provoca un colpo duro al tessuto industriale del Paese. Electrolux ha spiegato che la decisione è dovuta alla forte crisi in cui versa da anni il settore degli elettrodomestici. Una situazione dovuta a diversi fattori, tra cui una domanda debole, una sempre maggiore pressione competitiva, costi strutturalmente elevati e una crescente complessità operativa. Tutti elementi che, più o meno, caratterizzano le industrie italiane in generale. Un segnale, dunque, della profonda crisi che il Paese potrebbe vivere.
I timori per i lavoratori
L’opposizione si è schierata immediatamente a favore dei lavoratori, sottolineando la complessità della situazione e criticando la mancanza di azione del governo. Al momento per l’esecutivo si è espresso il viceministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Vannia Gava, che ha confermato l’interesse dell’esecutivo a non lasciare soli i dipendenti in esubero dell’azienda. Una rassicurazione che però non è stata seguita da un piano chiaro o concreto da parte delle istituzioni.
“Non si possono scaricare sulla pelle di migliaia di lavoratori i costi di strategie ciniche e antisociali”, ha dichiarato la Segretaria Generale Cisl, Daniela Fumarola, aggiungendo la necessità di organizzare un confronto tra azienda, governo e sindacato. Ormai da anni, le associazioni sindacali e industriali continuano a chiedere al governo un piano industriale strutturato e a lungo termine che dia risposte reali alle difficoltà del Paese. Il periodo dei decreti spot e delle decisioni che seguono le emergenze invece che anticiparle deve concludersi al più presto.
Le critiche del centrosinistra
Come ogni anno in occasione della redazione della Legge di bilancio, il governo aveva aperto a nuovi finanziamenti per le aziende. La mancanza di introiti nelle casse dello Stato, però, ha convinto il governo a ridurre i fondi stanziati, lasciando di nuovo il settore nel pieno della crisi. Una situazione aggravata dai rincari di energia e carburanti dovuti alla guerra in Iran, anche in considerazione dei costi dell’elettricità ben più alti del resto d’Europa.
Un mix letale per le nostre aziende e le nostre industrie, spesso costrette a decisioni dolorose. “È dal 2013 che ci sono bonus su acquisti di mobili ed elettrodomestici, costati al nostro Paese 700 milioni di euro: a quelle aziende che vanno via fate restituire loro i soldi e utilizzateli per creare nuovi posti di lavoro”, ha osservato con un certo piglio il segretario generale della Uil Pierpaolo Bombardieri, criticando la gestione del governo di questi fondi.
Anche la democratica Deborah Serracchiani ha definito “irricevibile” la decisione di Electrolux, chiedendo la mobilitazione di tutti i vertici istituzionali e l’intervento del presidente del Friuli Venezia Giulia. Un intervento che anche in questo caso si dimostrerebbe tardivo e incapace di prevenire una situazione di crisi tale da dover tagliare 1.700 posti di lavoro.
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