venerdì 16 Ottobre 2026

Fallimento UE sul bilancio: la Germania e i “frugali” affondano gli aiuti all’Ucraina e la difesa comune

Il vertice di Bruxelles si trasforma in un muro contro muro: il cancelliere tedesco Friedrich Merz guida il blocco dei rigoristi contro la proposta da duemila miliardi e rifiuta il nuovo debito comune. Nessun nuovo fondo per la difesa di Kiev mentre Meloni resta schiacciata nella morsa tra i tagli alla coesione e l'incertezza delle elezioni americane

Di Redazione
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L’incapacità dell’Unione Europea di esprimere una leadership unitaria si è consumata nell’ennesimo vertice di Bruxelles, trasformato in una rissa notturna sui conti pubblici europei per il 2028-2034. Dietro la retorica dell’integrazione, il vertice dei ventisette Capi di Stato e di Governo ha mostrato il volto di un’ paralizzata dai sovranismi interni e dall’austerità. La bozza delle conclusioni ha dovuto stralciare la scadenza per l’accordo originariamente prevista entro dicembre, sostituendola con un ambiguo impegno a trovare un’intesa in tempi utili, segnale evidente che il bilancio pluriennale rischia uno slittamento di oltre un anno.

A guidare il fronte del rigore è il cancelliere tedesco Friedrich , che al vertice ha coagulato la spinta dei Paesi cosiddetti “frugali” come , Danimarca, Finlandia, Paesi Bassi e Svezia. Di fronte alla proposta della Commissione guidata da Ursula von der Leyen per un bilancio da quasi duemila di , il blocco rigorista ha respinto anche il compromesso al ribasso presentato dall’Irlanda con un taglio dell’8%, esigendo sforbiciate ancora più drastiche e rigettando categoricamente sia l’introduzione di nuove proprie comunitarie sia l’emissione di nuovo debito comune.

Il miraggio della difesa europea e la resa su Kiev

Il prezzo politico di questo arroccamento finanziario ricade direttamente sulla gestione della crisi ucraina. Nonostante la presenza a Bruxelles del presidente Volodymyr Zelensky e i drammatici report dell’intelligence sulla carenza di munizionamento per la difesa aerea Patriot, nella bozza finale del vertice non figura alcun nuovo fondo destinato al sostegno militare di Kiev. L’Unione Europea si è limitata a inserire un generico invito a intensificare gli sforzi, confermando l’assoluta mancanza di risorse per il capitolo della Difesa comune nell’architettura finanziaria dell’Unione.

Allo stesso tempo, la fermezza di facciata dell’Alta rappresentante Kaja Kallas sul controllo dei beni russi congelati si scontra con il niet della Germania alla proposta di Washington di trasferire parte delle risorse a un’entità americana. Un’impasse che lascia l’Europa in balia degli eventi internazionali, costretta ad attendere l’esito delle elezioni di metà mandato negli prima di comprendere se vi saranno margini per modificare la linea di Washington sul dossier energetico e militare.

L’irrilevanza della linea Meloni e l’avanzata della destra tedesca

In questo scenario di frammentazione, la posizione dell’Italia evidenzia la sostanziale irrilevanza del governo Meloni sui grandi dossier finanziari dell’Unione. Pur essendosi allineata al gruppo dei diciassette Paesi “amici della coesione” insieme alla Spagna di Pedro Sánchez per difendere i fondi regionali e agricoli minacciati dai tagli dei frugali, Giorgia Meloni si trova priva di leve negoziali di fronte al muro alzato da Berlino. La subisce l’asse del rigore senza essere in grado di proporre una sintesi comunitaria, schiacciata tra le direttive tedesche e la pressione delle forze sovraniste continentali.

La paralisi di Bruxelles risponde infatti a precise dinamiche di politica interna. L’ombra delle prossime scadenze elettorali in Francia e in Italia, unita ai successi elettorali dell’AfD in Germania, sta spingendo i leader europei a trincerarsi dietro la tutela dei singoli interessi nazionali. L’incapacità dell’Unione di garantire un sostegno economico strutturato e di pianificare una politica migratoria e d’accoglienza coordinata dimostra come la narrazione dell’efficienza europea sbandierata dalle forze di maggioranza sia nei fatti smentita dai numeri e dai veti incrociati delle cancellerie.

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