lunedì 12 Ottobre 2026

Francia, Mesnil (sindacato liceale): “Bisogna intensificare la protesta”

Di La Sintesi Online
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(Adnkronos) –
liceali, universitari, professori e genitori scenderanno nuovamente nelle strade e nelle piazze di tutto il paese, per il cosiddetto atto V, il quinto step della mobilitazione studentesca che continua in Francia da oltre due settimane. “Non chiediamo ristoranti a cinque stelle nelle nostre scuole”, dice il co-segretario dell’Union syndicale lycéenne (Usl), Maius Mesnil a Adnkronos: “Chiediamo che ci sia un insegnante in ogni classe, che le non siano fatiscenti, che venga abrogato il sistema Parcoursup – il sistema di selezione per entrare nelle università. Sono rivendicazioni normali e legittime”. 

Guardando all’origine del movimento, nato in un liceo della periferia parigina, Mesnil sottolinea quanto la protesta abbia preso grandi dimensioni. “Vediamo ogni giorno più licei che si uniscono alla protesta, più università”, dice. “Anche i genitori sono i benvenuti. Abbiamo notato che quando sono presenti gli adulti, la polizia ha la tendenza a essere meno violenta”, aggiunge, facendo riferimento alle accuse – fatte dai sindacati e da alcune associazioni umanitarie – di violenza da parte delle forze dell’ordine. 

“Queste sono di noi giovani, non c’entrano nulla né l’ né l’immigrazione”, dice una studentessa del liceo Paul Poiret, nel di Parigi, a Adnkronos. Le sue parole rispondono direttamente al post del presidente degli Stati Uniti Donald Trump che, sul suo social , ha affermato: “Quanto sta accadendo in Francia è nientemeno che un’immigrazione di massa fuori controllo. Si tratta dell’Islam che vuole prendere il sopravvento su un Paese un tempo grande”.  

Non è d’accordo la liceale che, dalla mattina presto, sta occupando il liceo insieme ai suoi compagni: “È più facile dire che la colpa è di qualcun altro invece di ammettere , cioè che il responsabile è il governo”. Secondo Marius Mesnil il movimento non si fermerà finché il ministro Édouard Geffray non avrà ascoltato le richieste degli studenti. Per lui non è sufficiente l’invio di 3000 supplementi nelle scuole, anzi “è il minimo”. “Quello che chiediamo oggi”, continua, “sono 10 miliardi per l’educazione. Abbiamo quantificato le nostre richieste semplicemente per avere condizioni di studio dignitose e normali”. (di Veronica Gennari) 

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