Un Paese costretto a tirare la cinghia, roso dall’inflazione e abbandonato a un’estenuante rincorsa contro il carovita nell’assenza di interventi strutturali da parte del governo Meloni. È il ritratto a tinte fosche emerso dall’ultimo report dell’Istat sulla spesa delle famiglie nel 2025, che registra la dolorosa modifica delle abitudini di consumo degli italiani.
Il taglio al carrello della spesa e il cibo di minore qualità
Nel corso dell’anno appena trascorso, ben il 29,4% dei nuclei familiari — praticamente quasi una famiglia su tre — ha dovuto ridurre la quantità o la qualità dei prodotti alimentari acquistati. Un dato allarmante a cui si somma un ulteriore 33,8% di cittadini che ha dovuto contingentare l’acquisto delle bevande.
L’inflazione erode la spesa media e fa salire i prezzi primari
Mentre la spesa media mensile complessiva resta sostanzialmente immobile a quota 2.782 euro, l’illusione della stabilità si infrange contro l’impennata dei costi dei beni di prima necessità. L’inflazione al 3% sui beni alimentari ha spinto l’esborso mensile per la spesa da 533 a 552 euro (+3,6%), divorando quasi un quinto del bilancio familiare. A registrare i rincari più pesanti sono prodotti primari come il caffè (+14,6%), l’acqua minerale (+8,3%), il pesce (+7,8%), gli oli (+6,7%) e la carne (+5,4%).
Meno abbigliamento, tagli ai viaggi e risparmi sulla benzina
I rincari generalizzati hanno costretto gli italiani a una dolorosa riorganizzazione delle proprie priorità domestiche. Escludendo chi ha rinunciato del tutto a comprare abbigliamento, il 43,8% dei nuclei ha tagliato questa voce di spesa, con un picco che tocca il 52,1% nel Mezzogiorno. Cambiano i comportamenti anche per il carburante, con il 31,8% delle famiglie che ha ridotto i pieni, e per i viaggi, dove il 45,1% dei cittadini ha rinunciato a spostamenti e vacanze. Si assottiglia persino la tutela della salute: il 25,4% degli italiani ammette di aver tagliato i costi per beni e servizi sanitari.
L’incubo della casa tra affitti in aumento e rata del mutuo
A pesare in maniera determinante sull’impoverimento della popolazione è l’emergenza abitativa. Nel 2025 ben 4,8 milioni di famiglie vivono in affitto, con un canone medio salito a 438 euro mensili (+3,6%), che raggiunge il picco di 480 euro nei grandi centri metropolitani. Resta altissimo anche il peso per chi ha una casa di proprietà: per i 3,4 milioni di nuclei con un finanziamento immobiliare, la rata media mensile pesa per ben 565 euro.
Voragine Nord-Sud: il divario di spesa tocca l’84%
Il quadro fotografato dall’Istat spalanca inoltre una voragine tra le diverse aree del Paese. La spesa media di una famiglia del Nord-est supera del 39,3% quella del Sud. Il divario diventa abissale tra le singole province: a Bolzano la spesa media tocca il record di 3.632 euro mensili, l’84% in più rispetto alla Puglia, dove le famiglie non superano i 1.974 euro, per un divario di quasi 1.660 euro al mese. Abissale anche la spaccatura sociale, con le famiglie di soli italiani che spendono il 37,8% in più rispetto ai nuclei con componenti stranieri.





