sabato 3 Ottobre 2026

Il boss Graviano in aula: “Mio nonno fece una società con Berlusconi, investì 4-5 miliardi di lire”

Di La Sintesi Online
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(Adnkronos) – “Mio nonno Quartararo Filippo fece una società con Berlusconi Silvio nel 1969-70, per investire soldi suoi e di altre persone nell’edilizia. Lui mise 4-5 miliardi di lire ma la somma complessiva dell’investimento era di 20 miliardi di lire. Di tutto quello che si faceva, il 20% era di mio nonno, di chi era che portava questi soldi”. Lo ha detto Giuseppe Graviano – uno dei boss di Cosa Nostra di maggiore spicco, legato a Totò Riina e in carcere da 32 anni per le stragi del 1993, l’attentato di via D’Amelio e l’assassinio di don Pino Puglisi – deponendo come teste, in videocollegamento dal carcere di Cagliari, ai pubblici ministeri Leopoldo De Gregorio e Lorenzo Gestri al che si sta celebrando al tribunale di Firenze contro Salvatore Baiardo. 

 

Graviano ha precisato di aver saputo della società con il futuro fondatore della Fininvest, dopo la morte di suo Michele, assassinato il 7 gennaio 1982, dal nonno materno. Sarebbe stato lo stesso Quartararo poi, tra il 1982 e 1983, a fargli conoscere di persona Berlusconi. “Ci fu un incontro a Milano in un albergo con Berlusconi, io, mio nonno Quartararo Filippo e mio cugino Graviano Salvatore”. Secondo Graviano ci sarebbe una “scrittura privata” che documenterebbe l’avvio dei rapporti tra il nonno materno e altri imprenditori palermitani con Silvio Berlusconi. Una versione che il boss Graviano aveva già accennato al processo ‘Ndrangheta Stragista nel a Reggio Calabria. Dopo la morte del nonno il boss e il cugino Salvatore avrebbero preso in mano la cosa e l’incontro del dicembre 1993, poco prima del suo arresto, mentre era ancora latitante, con Berlusconi a Milano sarebbe servito “per sistemare tutto”. 

 

Nel processo in corso a Firenze, Salvatore Baiardo deve rispondere di calunnia aggravata, in relazione alle dichiarazioni riguardanti al giornalista Massimo Giletti e Giancarlo Ricca, ex di Cerasa. In particolare, per Giletti la vicenda riguarda la presunta che Baiardo avrebbe mostrato al giornalista e che avrebbe ritratto Giuseppe Graviano, Silvio Berlusconi e l’ex generale Delfino. Baiardo avrebbe, poi, negato di aver mostrato la foto. Baiardo è accusato anche di favoreggiamento personale aggravato dall’agevolazione mafiosa, secondo l’impostazione dell’accusa. La contestazione riguarda alcune dichiarazioni che Baiardo avrebbe fornito agli investigatori e che, secondo la Procura, avrebbero avuto l’effetto di ostacolare o indebolire le indagini sui rapporti tra i fratelli Graviano, Berlusconi, Marcello Dell’Utri e Cosa Nostra.  

 

“Caro direttore. Nelle aule del Tribunale di Firenze la giustizia si è capovolta: un feroce boss si è travestito da pubblico per rilanciare le sue infami accuse senza il minimo contraddittorio, e gli si è permesso di trascinare sul banco degli imputati chi non può nemmeno difendersi” scrive in una lettera al quotidiano Il Giornale la presidente di Fininvest, Marina Berlusconi. “Questo è diventato il processo fiorentino contro Salvatore Baiardo: un monumento all’ipocrisia giudiziaria. Perché Baiardo, accusato di calunnia, è soltanto un pretesto: i veri imputati sono Silvio Berlusconi e, accanto a lui, Marcello Dell’Utri, costretti a un processo surrettizio che fa scempio delle regole dello Stato di ” prosegue Berlusconi. 

“Senza alcun riscontro – sottolinea Berlusconi – si è permesso che le farneticanti dichiarazioni di uno stragista su incontri inesistenti e presunti capitali oscuri all’origine di Fininvest si trasformassero in un’ipotesi da prendere in considerazione. Uno Stato protegge davvero i suoi quando li difende dai delinquenti, ma anche dagli abusi del potere, dalle condanne preventive e dalla distruzione della reputazione. I tribunali dovrebbero essere uno scudo. Quando diventano un’arma – e talvolta persino un’arma politica – è lo Stato di diritto a venirne ferito”. 

 

“Sono indignato per le accuse infamanti, formulate senza contraddittorio in aula dal boss stragista Graviano nei confronti del Presidente Berlusconi. È il segno di un accanimento giudiziario che va addirittura oltre la morte e mina i principi dello Stato di diritto”. Questa l’accusa del vice premier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, dopo la nuova udienza al processo Baiardo a Firenze, secondo cui “è ignobile che si conceda ancora credito a insinuazioni e accuse totalmente prive di attendibilità e che sono state ampiamente smentite in tutte le sedi, ma che continuano a gettare ombre e trascinare il nome di Silvio Berlusconi dentro ricostruzioni che dopo anni di indagini e verifiche non hanno trovato mai riscontri”.  

“Trasformare per poi strumentalizzare le dichiarazioni di un boss in un processo mediatico permanente è un abominio – denuncia ancora il di Fi – La giustizia deve accertare i fatti, non alimentare teoremi, e deve tutelare la dignità delle persone, non distruggerne la reputazione. Vale per tutti. Deve valere anche per Silvio Berlusconi. Cercare di sporcare la sua immagine violando il suo diritto direi estremo alla difesa è un atto inqualificabile e gravissimo. Per questo proseguiremo nella nostra battaglia per riformare la giustizia, garantendo a chiunque un giusto processo”. 

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