martedì 29 Settembre 2026

Iran, Axios: colloqui a New York positivi, da Teheran flessibilità su questioni nucleari

Di La Sintesi Online
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(Adnkronos) – Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Aragchi, ha incontrato oggi a New York i mediatori nei negoziati con gli per discutere le ultime proposte sullo stop alla e sulla riapertura dello Stretto di Hormuz. All’incontro, secondo quanto precisa l’agenzia di stampa iraniana Isna, non ha partecipato alcun rappresentante americano. I colloqui indiretti tra Stati Uniti e Iran sono mediati da Qatar e , hanno poi confermato fonti ad Al Arabiya. 

Teheran ha proposto di riaprire lo Stretto nell’ambito di un accordo per mettere fine al conflitto, sulla base del memorandum di Islamabad, chiedendo in cambio lo sblocco dei beni congelati. La proposta, presentata agli americani alla presenza dei mediatori, sarebbe stata respinta dal presidente Donald Trump, ma i contatti indiretti tra le parti proseguono. 

“Le nostre sono chiare e qualsiasi passo avanti verso l’apertura dello Stretto di Hormuz è subordinato al loro soddisfacimento”, ha dichiarato Araghchi, aggiungendo che Teheran “non farà marcia indietro”. Il ministro ha inoltre spiegato di attendere dai mediatori una risposta definitiva sulla proposta iraniana in sette . 

 

I colloqui sono stati “positivi e costruttivi”, ha intanto dichiarato ad Axios un funzionario statunitense a conoscenza dei negoziati indiretti con l’Iran, secondo il quale Teheran “ha indicato di essere flessibile sulle questioni nucleari”. Restano tuttavia divergenze tra le parti e, ha sottolineato la fonte, non ci sarà alcun accordo “a meno che non vengano affrontate le questioni nucleari”. In particolare, “le parti restano distanti sulla tempistica degli impegni e su chi debba compiere per primo determinate mosse”. 

La Casa Bianca, riferisce ancora Axios, resta scettica sulle promesse iraniane e chiede garanzie sulla volontà di Teheran di rispettare un eventuale accordo. “Gli Stati Uniti hanno bisogno questa volta di garanzie che l’Iran faccia sul serio e che non stia semplicemente cercando di uscire dalla difficile situazione in cui si trova”, ha affermato il funzionario, sostenendo inoltre che il e le sanzioni stanno progressivamente indebolendo la posizione iraniana. “La posizione degli Stati Uniti diventa ogni giorno più forte e il presidente Trump resta paziente e pienamente impegnato nel suo obiettivo di impedire all’Iran di dotarsi di un’arma nucleare”, ha aggiunto. 

 

Tuttavia, secondo una fonte statunitense coinvolta nei negoziati sentita da al-Arabiya, sono “estremamente ridotte” le possibilità di raggiungere un accordo tra Stati Uniti e Iran dal momento che restano ampie divergenze e ostacoli significativi tra le due parti.  

 

“Vinceremo la guerra molto presto, sarà finita e il prezzo della benzina precipiterà”, ha detto quindi Donald Trump oggi nello Studio Ovale rivendicando i successi della sua , tra i quali appunto quello che di avere “un Iran senza arma atomica”. “Nessun altro poteva fare una cosa del genere”, ha aggiunto. 

Il presidente americano sarebbe intanto disposto a concedere all’Iran un allentamento delle sanzioni e a sbloccare fondi iraniani congelati in cambio di “progressi concreti” sul dossier nucleare, ha riferito su X il di Axios Barak Ravid, citando un funzionario statunitense. 

 

Secondo quanto riporta il Wall Street Journal i mediatori stanno esercitando pressioni sull’Iran affinché faccia alcune concessioni sul suo programma nucleare al fine di riavviare i colloqui per il cessate il fuoco con gli Stati Uniti. Fonti coinvolte nei colloqui indicano che le possibilità di convincere l’Iran a placare Trump sulla questione per lui più importante sono scarse. Tuttavia, l’Iran ha fornito ai mediatori pochissimi segnali di una sua disponibilità a discutere del programma nucleare. I iraniani sono convinti della loro capacità di resistere a un prolungato blocco americano o a una nuova ondata di bombardamenti statunitensi, secondo funzionari mediorientali che mantengono contatti regolari con Teheran. 

Intanto la Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei ha lanciato un duro avvertimento a Washington, sostenendo che “oggi, a causa dei colpi dolorosi che i nemici hanno subito per mano dei valorosi combattenti e dei difensori dello Stretto di Hormuz, (gli Stati Uniti, ndr) non osano avanzare oltre il Mar Arabico. “Non passerà molto tempo prima che anche il Mar Arabico si liberi della loro presenza», ha dichiarato Khamenei in un messaggio diffuso in occasione dell’anniversario dell’inizio della guerra Iran-Iraq e degli otto anni di quella che Teheran definisce la ‘Difesa Sacra’ e del secondo anniversario dell’uccisione del leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah. 

Khamenei, che non è mai apparso in pubblico dalla sua elezione a Guida, rivolgendosi al Paese esclusivamente con messaggi scritti, ha rivendicato la capacità dell’Iran di tenere testa alle forze straniere nella regione e ha sottolineato il ruolo dello Stretto di Hormuz. “Ogni volta che hanno corso questo rischio, hanno danneggiato se stessi”, ha affermato, sostenendo che “presto anche il Mar Arabico si svuoterà” della loro presenza. Nel messaggio, la Guida Suprema ha anche sostenuto che l’Iran non tornerà alla condizione precedente alla rivoluzione islamica: “Quelli a cui vorrebbero riportare il nostro Paese erano giorni di arretratezza, umiliazione, dipendenza e infamia per l’Iran nel mondo islamico – ha proseguito – Questi giorni che stiamo vivendo sono invece pieni di progresso, onore, indipendenza e grande prestigio nel mondo islamico e, in effetti, nel mondo intero”. 

Khamenei ha quindi elogiato anche la forte mobilitazione interna che ha fatto seguito allo scoppio della guerra con Israele e gli Usa. Secondo il suo messaggio, “oltre 30 milioni di iraniani” hanno dichiarato la propria disponibilità al “sacrificio” e “oltre 500mila persone” hanno aderito a una successiva iniziativa di mobilitazione in soli 100 minuti. “Attualmente, in tutto l’Iran islamico, si susseguono annunci di vari preparativi, soprattutto preparativi armati”, ha scandito. Un passaggio è stato dedicato infine a Nasrallah. Khamenei lo ha definito “un grande simbolo del Fronte di Resistenza”, evidenziando che “nella del Levante, dopo i profeti, non è più sorto in quella terra antica un uomo della sua grandezza” ed elogiando anche l’attuale leader di Hezbollah, Naim Qassem. 

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