In un clima di fortissima tensione geopolitica e con il fronte diplomatico ridotto a un campo di mine, Volodymyr Zelensky lancia un guanto di sfida diretto sia al Cremlino che alla Casa Bianca. Il presidente ucraino si è detto pronto a indire immediatamente le elezioni presidenziali nel Paese a una condizione ben precisa: che Vladimir Putin accetti di congelare la guerra e fermare le ostilità per almeno sessanta giorni. Una mossa strategica che serve a mettere alla prova la reale volontà di pace di Mosca — storicamente restia a concedere pause tattiche alle soglie dell’inverno — e a replicare con fermezza ai continui strappi di Donald Trump.
Il tycoon, che nel fine settimana aveva auspicato l’avvento a Kiev di un leader «più disponibile» al compromesso, si è visto recapitare una risposta gelida: «Con tutto il dovuto rispetto per il presidente Trump, spetta soltanto al nostro popolo scegliere questo o quel leader», ha scandito Zelensky, rivendicando la piena sovranità nazionale sulla guida democratica del Paese.
Il giallo della “tregua energetica” e la smentita delle bombe su Kiev
A rendere surreale il quadro negoziale è l’ennesimo show comunicativo firmato da Trump sui social network. Per la seconda volta in meno di un mese, il presidente statunitense ha proclamato su Truth l’immediata entrata in vigore di una “tregua energetica” tra Russia e Ucraina per risparmiare le infrastrutture civili e le raffinerie: «Con effetto immediato, l’accordo è in vigore. Non violatelo». Peccato che né Mosca né Kiev abbiano confermato l’esistenza di un simile patto.
Intervistato da Axios, Zelensky ha espresso estremo sconcerto prima di liquidare la sortita con un misto di pragmatismo e amara ironia: «Per me era una novità assoluta. Ma se i russi accettano la tregua, l’Ucraina farà altrettanto. Ci dicano quando entrerà in vigore». La smentita dei fatti non si è fatta attendere: poche ore dopo l’annuncio trumpiano, un drone kamikaze Shahed inviato dalle forze russe ha colpito in pieno una centrale elettrica nell’area di Kiev, a dimostrazione di quanto la propaganda della Casa Bianca sia distante dalla tragica realtà del terreno.
Corsa contro il tempo per le Midterm e la sponda di Bruxelles
Dietro le forzature verbali di Trump c’è la disperata necessità di incassare un successo di politica estera spendibile in vista delle elezioni di metà mandato di novembre, che vedono la sua popolarità ai minimi storici e il GOP a rischio crollo al Congresso. Tuttavia, secondo indiscrezioni di Axios, persino la missione diplomatica a Mosca degli inviati speciali Witkoff e Kushner sarebbe stata sospesa di fronte all’ennesimo muro eretto dal Cremlino.
Mentre gli attacchi sul campo si intensificano — con raid russi che hanno causato la morte di un bambino di 11 anni nella regione di Dnipropetrovsk e la controffensiva ucraina condotta con droni che ha danneggiato i data center di Yandex in Russia —, a blindare Kiev ci pensa l’Unione Europea. La presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, ha ribadito il «pieno sostegno» all’Ucraina, annunciando che il prossimo Consiglio europeo affronterà in via prioritaria i nuovi finanziamenti per sostenere la resistenza di Kiev di fronte a un conflitto entrato «in una nuova e più cupa fase».





