Le immagini dei recenti sfratti esecutivi e le tende piantate a Puerta del Sol hanno trasformato l’emergenza abitativa nella mina politica definitiva per Pedro Sánchez. Al Congresso dei Deputati, l’inedito e spregiudicato asse tra il Partito Popolare, Vox e gli indipendentisti catalani di Junts ha respinto la conversione in legge dei due decreti d’urgenza varati dal Consiglio dei Ministri per frenare l’impennata dei canoni di locazione e bloccare le procedure esecutive fino al 2030 per le famiglie vulnerabili.
Nessun effetto hanno sortito gli accorati appelli rivolti in Aula dal primo ministro, che ha provato a fare leva sulla responsabilità dei parlamentari di fronte alla piazza in rivolta: «La storia vi giudicherà. Se oggi i decreti dovessero decadere, il danno sarebbe immenso, e la responsabilità non ricadrebbe sulla Troika, né sulle banche, bensì su coloro che dai propri scranni voteranno no». Per gli indipendentisti di Carles Puigdemont, tuttavia, le norme avrebbero causato l’effetto boomerang di ritirare gli immobili dal mercato; per il leader del PP, Alberto Núñez Feijóo, la manovra della Moncloa è solo un tentativo di coprire gli scandali di corruzione che agitano il PSOE e le recenti tensioni sulla gestione di Ceuta.
Dati impietosi e la scommessa elettorale del premier
La spaccatura politica riflette una ferita sociale profonda. In dieci anni il prezzo degli affitti in Spagna è quasi raddoppiato, schizzando a 15,1 euro al metro quadro, mentre un inquilino su quattro destina oltre il 40% del proprio reddito per coprire la combinazione di canone e utenze domestiche. Con il 61% delle famiglie in affitto incapace di accumulare risparmi e un tasso di emancipazione giovanile tra i più bassi d’Europa, la rabbia popolare è esplosa nelle piazze di Madrid e delle principali città, dove i movimenti di protesta evocano lo sciopero generale contro la speculazione immobiliare.
Isolato in Parlamento ma con la piazza infuocata contro i fondi avvoltoio, Pedro Sánchez valuta il contropiede definitivo. Dal vertice della Moncloa si fa sapere che il premier si prenderà il fine settimana per maturare la decisione di sciogliere le Cortes e convocare le elezioni anticipate per il 29 novembre. L’obiettivo del leader socialista è trasformare il voto in un referendum morale sulla casa, additando la destra e gli alleati catalani come i veri responsabili del caro-affitti; un’operazione rischiosa, considerando le macerie a sinistra del PSOE dopo il passo indietro di Yolanda Díaz e il malcontento di una parte degli elettori verso un esecutivo accusato di aver agito con grave ritardo.





