Giunto al sesto giorno consecutivo di sciopero della fame, il parlamentare chiama in causa la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, accusando la maggioranza di aver azzerato il dibattito democratico e il confronto sui testi pur di blindare le intese interne alla coalizione di centrodestra.
Lo stop agli emendamenti e la blindatura del testo
La scelta di porre la fiducia non risponde a urgenze di calendario né a scadenze imminenti, trattandosi di un disegno di legge ordinario e non di un decreto in scadenza. Secondo il segretario di +Europa, la scorciatoia procedurale serve unicamente ad azzerare il dibattito sui circa 50 emendamenti presentati dalle opposizioni, molti dei quali volti a sanare palesi profili di incostituzionalità. L’unico motivo politico di questa scelta resta dunque la volontà di evitare incidenti o spaccature interne alla maggioranza, sacrificando sull’altare della stabilità di governo la discussione parlamentare e il contributo delle minoranze.
Il nodo delle 450mila firme e il no alla firma digitale
La scontro politico sulla riforma della legge elettorale valica i confini dell’Aula parlamentare e si trasforma in una dura protesta di piazza. Nel giorno in cui la Camera esamina le tre questioni di fiducia poste dal Governo sul testo, il segretario di +Europa Riccardo Magi ha trasferito il proprio presidio direttamente davanti alla sede dell’esecutivo a Palazzo Chigi, esponendo lo striscione «Fiducia sul golpe elettorale? Firma digitale per fermare la legge dei pieni poteri. NoMelonellum».
Tra i punti più controversi della riforma sollevati dalla protesta c’è il forte inasprimento dei requisiti di accesso alle elezioni per i soggetti politici non ancora presenti nei palazzi delle istituzioni. La legge impone alle nuove forze politiche la raccolta di un numero compreso tra 6.000 e 7.000 firme in ciascun collegio, per un totale nazionale che si aggira attorno alle 450.000 sottoscrizioni. Si tratta di una cifra imponente, superiore persino ai voti complessivi ottenuti da alcuni partiti che attualmente siedono in Parlamento e che voteranno il provvedimento.
A rendere ancora più ripida la strada per la partecipazione democratica interviene il divieto esplicito di utilizzare la firma digitale tramite SPID o CIE per la sottoscrizione delle liste. Una decisione ritenuta inaccettabile da +Europa, soprattutto alla luce del fatto che lo stesso Governo ha recentemente attivato e reso operativa la piattaforma digitale per la raccolta firme sui referendum e sulle leggi di iniziativa popolare. Negare la medesima modalità tecnologica ai cittadini che intendono sostenere la presentazione delle liste elettorali rappresenta una palese discriminazione e una limitazione alla partecipazione popolare.
L’iniziativa nonviolenta e l’appello al Quirinale
Nel corso del presidio a Roma, Magi ha confermato di aver indirizzato una lettera formale al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per esporgli i motivi della sua protesta e segnalare i rischi di una deriva istituzionale. Il parlamentare ha sottolineato come la compressione delle garanzie democratiche avvenga troppo spesso nell’indifferenza generale e all’interno di un’Aula parlamentare svuotata. L’iniziativa nonviolenta dello sciopero della fame nasce dunque dalla volontà di spingere l’esecutivo e le forze di maggioranza a una profonda riflessione sulle conseguenze e sul grave precedente che questa riforma determinerà per il futuro del Paese.





