venerdì 9 Ottobre 2026

Legge elettorale, semaforo verde e Meloni esulta: “Ora gli italiani potranno scegliere”

Di La Sintesi Online
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(Adnkronos) –
Nasce la . Passati indenni tre voti di fiducia e due a scrutinio segreto, lo Stabilicum, o Melonellum per l’opposizione, incassa alla terza lettura il via libera definitivo della Camera con 227 sì e 164 no, tra gli applausi in aula del centrodestra e la protesta dell’opposizione che sventola cartelli con scritto ‘legge truffa’. La presidente Meloni non si vede a Montecitorio ma dai social esulta: “A chi sperava di vedere il centrodestra diviso, oggi rispondiamo con i fatti: siamo uniti, compatti e determinati”, scrive. L’incubo franchi tiratori, che a grazie al segreto dell’urna aveva sotto la maggioranza sulle preferenze, è scampato.  

“Con l’approvazione definitiva della nuova legge elettorale, quando gli italiani torneranno a votare potranno scegliere tutto – sottolinea la premier – il partito, la coalizione, il programma, il candidato premier e – di nuovo – il proprio parlamentare. Il centrodestra reintroduce il voto di preferenza, che mancava da oltre trent’anni, restituendo ai cittadini il potere di scegliere direttamente chi li rappresenta”. Pochi minuti e la sorella Arianna, capo della segreteria politica di Fratelli d’Italia, le fa eco. “Oggi si chiude definitivamente l’epoca dei governi nati dagli inciuci”. Torna “il diritto dei cittadini a sapere prima del voto quali saranno le coalizioni, quali saranno i programmi e chi sarà il candidato premier degli schieramenti”. 

La giornata si era aperta alle 10.30 con le dichiarazioni di voto finali sul provvedimento. Tutti i leader del centrosinistra prendono la parola davanti ai banchi del governo al gran completo. Schlein accusa: “Mettete la testa fuori da questi palazzi. L’unica priorità per voi è cambiare la legge elettorale. Le imprese chiudono per i costi dell’energia più cari dell’Ue, sei milioni di italiani rinunciano a curarsi e le famiglie che non possono più portare i figli a scuola per prezzi stellari dei carburanti. E voi vi occupate solo di voi, indifferenti ai problemi di italiani”. Poi punta il dito contro Meloni “la prima donna che “ha la , cioè dopo che è arrivata lei chi se ne frega delle altre”. Prima della segretaria , anche Giuseppe Conte aveva fatto i ‘complimenti’ a Meloni, la “prima premier donna sbarra la strada a donne in Parlamento”. Quanto ai “grandi strombazzamenti” per le preferenze, per il presidente del Movimento Cinque Stelle “sono preferenze fasulle, non prendiamo in giro gli italiani. Più dell’80% dei componenti del prossimo Parlamento sarà deciso dalle segretarie di partito, catapultati in Parlamento senza libera scelta degli italiani”.  

Mentre Bonelli denuncia un “ B” della premier: “Se si dovesse arrivare a un pareggio o a una modifica della Corte Costituzionale della legge elettorale e quindi andare col proporzionale Meloni andrà a fare l’ con Vannacci e questo non lo dirà mai agli italiani”. Finalmente, dice per Forza Italia Stefano Benigni, arriva un “basta con i giochi di palazzo, basta con gli “inciuci”, basta con le maggioranze costruite all’insaputa degli elettori” mentre dalla Lega Andrea Barabotti, rivendica che “con questa legge elettorale, il voto torna a contare e gli italiani potranno scegliere il primo cittadino d’Italia”. 

Alle 12.40 il tabellone elettronico segna il verdetto dello scrutinio segreto. Pochi patemi, tutto fila liscio. La maggioranza è presente in modo compatto: in Fdi su 118 deputati tutti hanno preso parte al voto tranne uno in missione, ovvero Giorgia Meloni. Forza Italia è al completo: 52 su 52. Nella Lega su 55 deputati solo in tre non hanno partecipato: si tratta del ministro Giancarlo Giorgetti, ‘non giustificati’ invece Antonio Angelucci e Paolo Formentini. Presenti in toto anche gli otto di Noi . Provvedimento approvato con 227 sì. Dopo aver fatto da ‘vedetta’ in aula, salendo in cima all’emiciclo per controllare l’andamento del voto, in Transatlantico Giovanni Donzelli, tra i registi della riforma, ripete: “L’Italia entra nella Terza Repubblica” con una “democrazia senza paralisi e ricatti di Palazzo”. E nessun spazio a modifiche, via decreto, sul numero delle firme da raccogliere per correre alle elezioni a chi non ha un gruppo in parlamento, su cui si potrebbero accendere i riflettori della Corte costituzionale. “La legge ormai è approvata, è questa. Le firme resteranno quelle che sono scritte nella legge”. 

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