giovedì 15 Ottobre 2026

L’India ritrova l’Europa. E l’Europa riscopre l’India. Parla Tara Varma (Gmf)

Di La Sintesi Online
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(Adnkronos) – Tallinn. La Lennart Meri Conference – tre giorni di dibattito ad alto livello su sicurezza e politica estera ospitati all’ Radisson Collection, con il titolo programmatico “Fortune Favours the Brave” – è uno di quei luoghi dove le grandi traiettorie geopolitiche si leggono in anticipo. E la visita di Narendra Modi in Europa, partita il 15 maggio tra Paesi Bassi, Svezia, Norvegia e Italia, è esattamente il tipo di movimento che merita una lettura attenta. A decodificarlo, a margine dell’, è Tara Varma, Managing Director of Strategic Foresight e direttrice dell’ufficio di Parigi del German Marshall Fund, esperta nel rapporto tra Europa e Indo-Pacifico. 

Il 27 gennaio 2026, a Nuova Delhi, l’ e l’India hanno firmato un accordo di libero scambio che apre le porte a un mercato di due miliardi di persone, dopo quasi vent’anni di negoziati: “la madre di tutti gli accordi commerciali”, come l’ha definita la della Commissione Ursula von der Leyen. Parallelamente, i due partner hanno esteso la cooperazione su difesa e sicurezza. Ma ciò che colpisce della tornata diplomatica di maggio è il metodo: Modi non si limita a Bruxelles o alle capitali “tradizionali”. Sceglie L’Aia, Stoccolma, Oslo, Roma; un approccio radicalmente diverso rispetto al passato, spiega Varma: non più solo relazioni con l’UE come entità astratta, ma una rete di legami bilaterali costruita con pazienza. 

La chiave interpretativa di questa svolta è la formula che Nuova Delhi ha scelto per descrivere se stessa: non più “non-allineata”, ma “multi-allineata”. Il Primo Ministro e il suo ministro degli Esteri lo ripetono con insistenza. Significa non dipendere da un unico polo, moltiplicare le opzioni (commerciali, tecnologiche, strategiche) senza mai bruciarsi i ponti. L’India ha legami solidi con Washington; ha interscambi commerciali enormi con Pechino, nonostante la rivalità strategica e le tensioni al confine; e vuole ora radicare una presenza più significativa in Europa. 

Per Varma, questo riposizionamento si spiega anche guardando al mutato clima europeo nei confronti della . Per anni, l’India percepiva l’Europa come troppo indulgente verso Pechino, troppo orientata al commercio con il gigante asiatico. Quella stagione è chiusa. Oggi esiste una convergenza crescente nella valutazione della traiettoria cinese e nella necessità di ridurre le dipendenze su materie prime critiche, terre rare, batterie e semiconduttori. È su questo terreno che Europa e India possono costruire qualcosa di solido. 

Il rapporto con la Germania è emblematico di una trasformazione in corso. ha a lungo inseguito il mercato cinese come sbocco privilegiato per i suoi prodotti ad alto valore aggiunto. Quell’illusione si è dissolta: non a caso, durante la visita del cancelliere Merz in India, i due paesi hanno siglato una Defence Industrial Cooperation Roadmap e una Semiconductor Ecosystem Partnership, con 19 d’intesa firmati. Sarebbe però sbagliato, avverte Varma, pensare che Berlino stia semplicemente cercando di “sostituire” la Cina con l’India: Pechino resta incomparabilmente più integrata nelle catene globali del valore. L’India, dal canto suo, non ha alcuna intenzione di diventare la fabbrica del mondo: punta ai ad alto valore, alla tecnologia, al capitale umano. 

La Francia, invece, può contare su una storia molto più lunga. Il partenariato strategico con l’India risale a quasi trent’anni fa, ed è stato elevato a “Special Global Strategic Partnership” nel febbraio 2026, durante la visita di Macron a Nuova Delhi per l’AI Impact Summit. Contratti militari, civile, spazio, cultura: la relazione franco-indiana ha radici che vanno ben oltre la sintonia personale tra i due leader — per quanto, annota Varma, quella chimica conti. Parigi è stata per decenni la porta d’accesso privilegiata dell’India verso l’Europa; ora Nuova Delhi sa che esistono anche altre porte, e si registra una volontà nuova di capire i meccanismi decisionali di Bruxelles e le persone chiave da avvicinare. 

C’è però un nodo che rimane irrisolto, e che potrebbe rivelarsi il più decisivo di tutti. Nel campo tecnologico, il mondo si trova oggi di fronte a una biforcazione: lo stack americano o quello cinese. Europa e India condividono l’interesse, e forse la necessità, di costruire una terza via. L’Europa porta finanziamenti e strumenti industriali; l’India offre ricercatori, ingegneri, capacità tecnologiche di alto livello. È su questa complementarità che si misurerà, nei prossimi anni, la tenuta di un’alleanza che vuole essere davvero strategica. 

Varma segnala con franchezza anche un vizio antico da correggere: per troppo tempo i singoli stati membri hanno trattato l’India come un mercato da conquistare in competizione gli uni con gli altri, tenendo riservati i propri contatti con funzionari e industriali indiani. L’auspicio è che l’accordo di libero scambio UE-India diventi la leva per superare questa logica, costruendo finalmente un’impalcatura condivisa che all’India, per troppo tempo, è mancata come controparte europea coerente. (di Giorgio Rutelli) 

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