martedì 20 Ottobre 2026

Litigano anche sui fatti di Milano: per Crosetto è “guerra ibrida”, Salvini smentisce

Tensione nella maggioranza sulla lettura dei fatti di Piazza Duomo. Il ministro della Difesa evoca l'ombra di algoritmi e manipolazioni straniere sui giovani tramite i social, ma il vicepremier leghista liquida la tesi della regia di Mosca e chiede controlli e presidi nelle stazioni

Di Redazione
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Le conseguenze politiche e le letture strategiche sui recenti scontri avvenuti nel centro di Milano evidenziano una marcata spaccatura all’interno dell’. Di fronte all’escalation delle giovanili e ai disordini che hanno interessato il capoluogo lombardo, i vertici della maggioranza offrono interpretazioni radicalmente divergenti, traducendo l’analisi dell’ordine in un terreno di frizione diretta tra i dicasteri di Palazzo Chigi.

Da un lato, il ministro della Difesa inserisce i fatti di Milano all’interno di una complessa cornice geopolitica e di condizionamento digitale; dall’altro, il ministro delle e vicepremier Matteo derubrica l’ipotesi di ingerenze esterne a ricostruzioni prive di fondamento, riducendo la questione a un problema di prevenzione e controllo del territorio nelle stazioni ferroviarie.

L’analisi di Crosetto: “I ragazzi subiscono una controeducazione sui social”

Intervenendo al Defense Procurement Forum in corso a Roma, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha qualificato i disordini milanesi come l’esito diretto di una minaccia non convenzionale condotta contro i Paesi occidentali. “I fatti di Milano e di altre parti d’Italia sono profondamente diversi da quelli vissuti in altre epoche e sono il frutto di quella che io chiamo guerra ibrida che qualcuno sta portando nelle nostre Nazioni ricorrendo a strumenti non convenzionali che si chiamano TikTok, social, Youtube senza che l’Occidente se ne renda conto ed in qualche modo reagisca”, ha affermato Crosetto.

Il ministro della Difesa ha escluso le spiegazioni legate unicamente alle dinamiche di integrazione o all’origine dei manifestanti: “Se tre ragazzi su dieci hanno partecipato a quelle manifestazioni non parliamo di maranza, di italiani di seconda generazione, se sei su dieci le condividono è perché in questi anni hanno subito una controeducazione da qualche parte, non dalla famiglia o dalla , che gli ha dato valori, ambizioni, una visione del mondo e dei punti di riferimento che è in conflitto con la società in cui viviamo e con le democratiche”.

Secondo Crosetto, la minaccia risiede nell’uso mirato di algoritmi, dati comportamentali e tecnologie avanzate: “La mia più grande preoccupazione oggi è la capacità che hanno alcune Nazioni dopo aver studiato con gli algoritmi le menti dei nostri giovani di conoscere molto meglio di noi in questa sala come influenzarli. Perché quando hai avuto a che fare con contenuti che interessano, con le reazioni a quei contenuti, hai raccolto dati per anni e anni, ha visto le reazioni e con l’Intelligenza artificiale hai la possibilità di studiarle magari aumentando le capacità di analisi attraverso le tecnologie quantistiche, tu disponi di un’arma potentissima: quella di instillare nelle mente delle persone dei modi di pensare che credono essere loro ma che derivano da una manipolazione molto sofisticata e quando vedo cose come quelle di Milano la mia preoccupazione aumenta”. Da qui l’invito ad adeguare la risposta industriale: “È ora che anche dal punto di vista industriale, tecnologico, si affrontino questi temi perché hanno bisogno di risposte quanto ne ha una rete missilistica, una rete anti-droni, la capacità navale, terrestre o aerea di una Nazione. Queste capacità non colpiscono obiettivi fisici ma colpiscono qualcosa di più profondo”.

La smentita di Salvini: “Nessuna regia, su russi ho letto cose strambe”

Di segno diametralmente opposto la posizione espressa da Matteo Salvini a margine di un appuntamento a Milano. Interpellato sulla presenza di un’eventuale regia dietro i disordini, il leader della Lega ha risposto in modo perentorio: “No, ho letto cose strambe, i russi… No, basta: è per questo che chiedo un patto fra tutti per difendere e proteggere Milano”.

Per il Vicepremier, la matrice degli episodi risponde a logiche di delinquenza giovanile legate alla mobilità dal territorio circostante: “Anche perché molti di questi vengono da fuori Milano. Ne parlavo con il questore, la polizia ferroviaria li può intercettare a casa loro, quando vengono dalle province, quando vengono da Crema, da , da Lecco, da Varese, da Cinisello, li devi intercettare là e devi controllare le stazioni. Ripeto, quello che non si può più fare è concedere Piazza Duomo, perché vedere le in Piazza Duomo è un simbolo di resa che non possiamo permetterci”.

Un governo diviso tra geopolitica e sicurezza di prossimità

La contrapposizione diretta tra le dichiarazioni dei due ministri evidenzia la mancanza di una linea unitaria all’interno dell’esecutivo sulla lettura del disagio giovanile e sulle priorità di intervento. La sovrapposizione tra il paradigma della sicurezza nazionale e della difesa cibernetica sostenuto dal Ministero della Difesa e il modello tradizionale di controllo della mobilità avanzato dal Ministero delle Infrastrutture mostra un quadro di incertezza strategica nella gestione dell’ordine pubblico.

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