venerdì 2 Ottobre 2026

Medici, nel 2025 le dimissioni superano i pensionamenti

Le dimissioni volontarie dei medici ospedalieri raggiungono quota 3.767, con un aumento del 150% in un anno, in 12 regioni su 20 gli addii prima della pensione superano i pensionamenti

Di Redazione
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Il 2025 segna un passaggio particolarmente significativo per il personale medico del Servizio sanitario . Per la prima volta nell’arco del decennio compreso tra il 2015 e il 2025, infatti, le dimissioni volontarie dei medici hanno superato i pensionamenti. Nel corso dell’anno, 3.767 medici hanno scelto di lasciare il Ssn prima di raggiungere l’età pensionabile, mentre i pensionamenti si sono fermati a quota 2.876.

Il dato assume ancora maggiore rilievo se confrontato con l’anno precedente. Nel 2024 le dimissioni volontarie erano state 1.503, mentre nel 2025 sono salite a 3.767, registrando un incremento del 150% in appena dodici mesi. Il fenomeno ha portato la quota dei medici dimissionari al 3,5% dell’intero personale medico in servizio, un livello che non aveva raggiunto valori analoghi neppure durante le fasi più difficili dell’emergenza pandemica.

I numeri arrivano dall’elaborazione del Centro Studi Anaao Assomed, che ha analizzato i Onaosi, quelli del Conto annuale dello Stato e del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Lo studio prende in esame l’evoluzione del personale medico ospedaliero del Ssn nell’arco di dieci anni e mette a confronto assunzioni, pensionamenti, dimissioni, dinamiche demografiche e mobilità del personale nelle diverse aree del Paese.

Dimissioni superiori ai pensionamenti in 12 regioni

Il fenomeno delle dimissioni non riguarda soltanto alcune realtà territoriali, ma coinvolge una parte consistente del sistema sanitario nazionale. Nel 2025, infatti, in 12 regioni su 20 il numero dei medici che hanno lasciato volontariamente il Ssn prima della pensione ha superato quello dei professionisti arrivati al pensionamento.

Le differenze risultano particolarmente evidenti in alcune aree del Paese. Nel Lazio, in Trentino-Alto Adige, in Friuli- Giulia e in Sardegna, il numero dei medici dimissionari risulta compreso tra 2,4 e 3,3 volte quello dei professionisti che hanno lasciato il servizio per raggiunti limiti di età.

Il rapporto tra ingressi e uscite restituisce inoltre un quadro di forte pressione sugli organici. Nel 2025, ogni 100 medici assunti con a tempo indeterminato hanno lasciato il servizio attraverso le dimissioni in 43 casi. Considerando anche i pensionamenti e le altre cause di cessazione, le uscite complessive arrivano a 77 ogni 100 nuove assunzioni a tempo indeterminato.

Mobilità interna e conseguenze della pandemia

L’analisi prende in considerazione anche gli spostamenti dei medici tra le diverse aziende sanitarie. La mobilità interna non dipende esclusivamente dalle scelte professionali dei singoli medici, ma risente anche dei profondi processi di riorganizzazione che hanno interessato il sistema sanitario tra il 2016 e il 2017.

A questi elementi si aggiungono gli effetti prodotti dagli eventi straordinari legati all’emergenza pandemica. Una volta considerate queste variabili eccezionali, la serie storica mostra comunque un andamento nel complesso stabile, accompagnato da una lieve riduzione della mobilità negli anni più recenti.

Parallelamente alla crescita delle dimissioni, il sistema sanitario ha però iniziato a registrare alcuni segnali di ricambio generazionale. Tra il 2015 e il 2024, l’età media dei medici ospedalieri è diminuita in maniera significativa: di 2 anni e 7 mesi per gli uomini e di 2 anni e 4 mesi per le .

Nello stesso periodo, il numero complessivo dei medici ospedalieri è cresciuto del 2,7%, passando da 105.380 a 108.243 unità. Un ruolo importante in questo processo lo ha avuto il Decreto Calabria, sostenuto dall’Anaao Assomed, che tra il 2019 e il 2025 ha favorito l’ingresso nel sistema sanitario di quasi 10.000 giovani medici.

Secondo i dati elaborati nello studio, questi nuovi ingressi sono arrivati a rappresentare fino al 43% delle assunzioni a tempo determinato, contribuendo quindi al processo di rinnovamento generazionale del personale medico ospedaliero.

Il divario tra Centro-Nord e Mezzogiorno

Il ricambio generazionale non ha però prodotto gli stessi effetti in tutte le aree del territorio nazionale. La distribuzione dei medici continua infatti a evidenziare una marcata differenza tra Centro-Nord e Mezzogiorno.

Nell’ultimo decennio, il Centro-Nord ha registrato un saldo positivo di 4.029 medici, pari a una crescita del 5,9%. Il Mezzogiorno, invece, ha perso 1.166 professionisti, con una riduzione del 3,1% degli organici.

Alcune regioni hanno registrato diminuzioni ancora più consistenti. La Basilicata ha perso il 24,6% dei medici, il Molise il 17,2%, la Valle d’Aosta il 14,2% e la Calabria il 12,6%. I dati confermano quindi una distribuzione territoriale fortemente disomogenea delle risorse mediche, con conseguenze sulla capacità dei diversi di garantire un’offerta sanitaria adeguata.

Il quadro descritto dall’analisi evidenzia così una duplice dinamica: da una parte il sistema ha avviato un ricambio generazionale, dall’altra deve affrontare una crescita molto significativa delle dimissioni volontarie e una progressiva perdita di personale in diverse aree del Paese.

Di Silverio: «È un vero e proprio esodo»

Pierino Di Silverio, segretario nazionale di Anaao Assomed, interpreta i numeri come un segnale che va oltre la normale mobilità professionale. «Non si tratta di una fisiologica mobilità professionale, ma di un vero e proprio esodo, guidato da turni massacranti, stipendi non allineati all’, condizioni di lavoro al limite del burnout, carichi burocratici insostenibili e aggressioni nei reparti», afferma Pierino Di Silverio.

Il segretario nazionale di Anaao Assomed sottolinea inoltre che a lasciare il sistema sanitario non sono soltanto professionisti prossimi alla conclusione della carriera. «A lasciare non sono i medici a fine carriera, ma professionisti nel pieno della maturità clinica, con un’età media intorno ai 48 anni», osserva Pierino Di Silverio.

Secondo Pierino Di Silverio, il rischio riguarda anche gli effetti del ricambio generazionale avviato negli ultimi anni. «Il paradosso è evidente: a fronte di un ricambio generazionale avviato con successo grazie al Decreto Calabria oggi si rischia di vanificare tutto», sostiene il segretario nazionale di Anaao Assomed.

Il rapporto tra assunzioni e dimissioni rappresenta, secondo Pierino Di Silverio, uno degli aspetti più critici. «Nel 2025, per ogni 100 medici assunti a tempo indeterminato, ben 43 si sono dimessi, riempiendo di fatto una “vasca senza tappo”», conclude.

Il piano in dieci punti proposto da Anaao Assomed

Per affrontare la situazione, Anaao Assomed propone un piano straordinario articolato in dieci interventi rivolti al Governo, al e alle Regioni. L’obiettivo indicato dall’organizzazione consiste nel contrastare la perdita di professionisti e rafforzare la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale, tutelando al tempo stesso l’articolo 32 della Costituzione.

Il primo punto riguarda la stabilizzazione del Decreto Calabria, con la trasformazione della formazione specialistica in un contratto di formazione-lavoro che consenta ai giovani medici di entrare nel sistema con un ruolo pienamente operativo.

Il secondo intervento punta al superamento definitivo del tetto di spesa per il personale, considerato un vincolo che limita la possibilità delle strutture sanitarie di procedere con nuove assunzioni.

Il terzo punto riguarda le retribuzioni, con la richiesta di avvicinare gli stipendi agli standard europei attraverso la detassazione del salario accessorio, il rafforzamento dell’indennità di specificità e il rinnovo tempestivo dei contratti.

Il quarto intervento riguarda la responsabilità professionale, con la proposta di limitare la punibilità penale ai casi di dolo e colpa grave, allo scopo di ridurre il ricorso alla medicina difensiva.

Il quinto punto chiede maggiore sicurezza negli ospedali, attraverso presidi dedicati nei pronto soccorso, applicazione rigorosa delle norme contro le aggressioni e una riorganizzazione degli spazi.

Il sesto intervento riguarda il tempo di vita e il welfare, con la tutela dei periodi di riposo, della genitorialità e dei servizi, insieme alla valorizzazione del tempo professionale e personale.

Il settimo punto propone una maggiore perequazione territoriale, attraverso incentivi e opportunità di carriera destinati alle sedi disagiate e alle aree del Mezzogiorno.

L’ottavo intervento prevede la creazione di un osservatorio nazionale permanente sulle dimissioni, con il compito di monitorare le motivazioni che spingono i medici a lasciare il Ssn e le destinazioni professionali successive.

Il nono punto riguarda la riforma della professione, con una maggiore flessibilità e un rafforzamento del riconoscimento professionale per adeguare il lavoro medico alle trasformazioni economiche, tecnologiche e del mercato.

Il decimo intervento riguarda infine la sicurezza sul lavoro, non soltanto come protezione dagli infortuni fisici, ma anche come tutela della sostenibilità psicofisica, della stabilità contrattuale e della valorizzazione della carriera dei professionisti.

Al termine dell’analisi, Pierino Di Silverio ribadisce la necessità di intervenire sulla situazione del personale medico. «Il 2025 ci consegna un segnale d’allarme che nessuno può permettersi di ignorare», conclude il segretario nazionale di Anaao Assomed.

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