L’eco degli scontri di Milano e la certezza che la violenza giovanile sia stata amplificata e coordinata attraverso l’uso scientifico delle piattaforme digitali spingono Giorgia Meloni a prendere una posizione netta su uno dei temi più complessi del rapporto tra minori e tecnologia. “Non sono contraria”, dichiara la presidente del Consiglio a Repubblica, commentando l’ipotesi di introdurre il divieto di accesso ai social network per i minori di 14 anni. Un’apertura che arriva all’indomani del varo del pacchetto sicurezza e che individua nell’algoritmo e nella profilazione di rete il catalizzatore del caos di piazza, ritenendo la misura un segnale politico e culturale necessario, al di là del dibattito sull’efficacia concreta del blocco già aperto nelle principali cancellerie europee.
Se in passato la premier aveva caldeggiato la via dell’autoregolamentazione da parte dei colossi del tech per evitare di scaricare interamente l’onere del controllo sulle famiglie, il salto di qualità delle devastazioni urbane sembra aver modificato la gerarchia delle priorità dell’esecutivo. Per Palazzo Chigi, porre un paletto normativo all’ingesso dei giovanissimi nelle piattaforme rappresenterebbe una svolta simbolica e un argine alla capacità di coordinamento dei gruppi deviati.
Niente decreto legge: la strategia dell’emendamento bipartisan alla Camera
Nonostante la rilevanza dello snodo, la strada scelta dalla premier non sarà quella dell’intervento d’urgenza per decreto. Durante le riunioni con i ministri a Palazzo Chigi, Meloni ha ribadito la volontà di non scavallare le prerogative delle Camere su una materia che vede già incardinato un testo di legge. Il riferimento della presidente del Consiglio è alla proposta firmata congiuntamente da Marianna Madia (ex Pd, oggi in Italia Viva) e Lavinia Mennuni (Fratelli d’Italia), rimasta finora bloccata nei tatticismi parlamentari. “Credo che spetti al Parlamento valutare se riprendere anche il lavoro fatto sul divieto di social ai minori di 14 anni”, ha sottolineato la premier, ricordando come sul testo esista un potenziale consenso trasversale.
La linea tattica del governo punta così ad accelerare l’iter sfruttando il percorso parlamentare del provvedimento appena licenziato dal Cdm. L’auspicio di Meloni è che il divieto agli under 14 possa essere trasformato in un emendamento presentato ed inserito direttamente durante la fase di conversione del decreto sicurezza. Una mossa che punta a ingaggiare l’opposizione su un terreno condiviso, trasformando una misura di contenimento dell’ordine pubblico in una riforma strutturale del rapporto tra adolescenti e ambiente digitale.





