lunedì 28 Settembre 2026

Nel 2026 in Italia mancheranno 275mila lavoratori nel settore terziario

Di La Sintesi Online
Condividi questa notizia nei tuoi canali, non tenerla per te:

(Adnkronos) – Nel 2026 nel terziario italiano mancheranno fino a 275mila lavoratori, destinati a diventare 470mila entro il 2035. Servizi e turismo, da soli, già oggi registrano oltre 200mila posizioni scoperte. Sono le stime dello studio di Confcommercio, realizzato in collaborazione con l’università degli studi Roma tre, diffuse in occasione del forum. ”Il problema -secondo l’associazione- non sarà più solo quantitativo perché bisognerà trovare persone con il giusto: oggi, infatti, il 70% delle posizioni scoperte dipende dalla carenza di candidati e il 30% dalla mancanza di competenze, ma tra il gap di competenze salirà fino a quasi il 45%”.  

Questo disallineamento tra competenze richieste e disponibili ”crescerà per diplomati e università (fino a oltre il 90% per le lauree triennali e magistrali), mentre gli istituti tecnologici superiori, con un mismatch che resterà molto più contenuto, intorno al 23-25%, si confermano il canale formativo più vicino ai fabbisogni delle imprese”, osserva Confcommercio. ”Aumenteranno anche i rapporti di lavoro fragili con oltre 70mila cessazioni nei primi sei mesi (+45%) e delle dimissioni (+65%) e dei mancati rientri al lavoro (dal 22,8% al 26,9%), mentre l’obsolescenza delle competenze rischia di ridurre la produttività fino al 15%. La carenza di lavoratori nel terziario è un fenomeno strutturale legato, principalmente, a demografia, e trasformazione del lavoro e dei consumi”.  

”Giovani, donne, lavoratori stranieri e senior e apprendistato sono i bacini nei quali è possibile ‘recuperare’ i lavoratori mancanti”, secondo l’associazione. Per contrastare questa , Confcommercio indica alcune linee di azione prioritarie. Tra queste, ”rafforzamento degli its, revisione dei percorsi universitari per renderli più coerenti con il , potenziamento dell’orientamento e collaborazione strutturata tra e imprese. Sul versante delle imprese: riprogettazione dei ruoli, investimenti nel , integrazione dell’, sviluppo di programmi di formazione continua, certificazioni flessibili per contrastare l’obsolescenza delle competenze e valorizzazione del ruolo dei fondi paritetici interprofessionali”. Nell’ambito delle politiche pubbliche: ”Programmazione di lungo periodo e politiche mirate per accompagnare le trasformazioni del lavoro e sostenere la crescita del settore”. 

—

economia

webinfo@adnkronos.com ( Info)

Potrebbe anche piacerti

errore: © Riproduzione riservata