La paralisi logistica del Mezzogiorno travalica la protesta di categoria e assume le proporzioni di un collasso sociale. Giunti al quinto giorno di mobilitazione contro l’insostenibile aumento del prezzo del gasolio, gli autotrasportatori mantengono il fermo dei mezzi, innescando una psicosi collettiva e la conseguente corsa all’accaparramento. Da Palermo a Napoli, i supermercati registrano scaffali completamente svuotati: non solo frutta, verdura e carne, ma anche generi di prima necessità ad alta conservazione come pasta e acqua minerale.
In Sicilia, nonostante gli organizzatori del Consorzio Trasportatori Siciliani (Cts) abbiano allentato la stretta per i mezzi ortofrutticoli in transito sullo Stretto di Messina, le merci giungono con il contagocce. A Palermo si registrano chilometriche code agli impianti di carburante di viale Regione Siciliana e via Leonardo da Vinci, con i primi distributori che hanno già esaurito le scorte, mentre il trasporto pubblico locale valuta il taglio delle corse per garantire le sole fasce protette per i pendolari. «Se domani il ministro Salvini non accoglierà le nostre richieste, per la Sicilia sarà la paralisi totale. Non serviranno picchetti: gli autotrasportatori non ripartiranno semplicemente perché lavorare in queste condizioni equivale a viaggiare in perdita», avverte Salvatore Bella, coordinatore del Cts.
L’assedio di Carinaro e i magazzini bloccati: catena logistica spezzata
Il punto critico della logistica alimentare resta la Campania, dove i manifestanti mantengono il blocco totale dei magazzini della Grande Distribuzione Organizzata nell’area industriale di Carinaro, nel Casertano. Le operazioni di carico e scarico sono congelate, impedendo il rifornimento dei punti vendita tra Napoli e Caserta e saturando la tensione sociale.
Senza possibilità di approvvigionamento, la filiera corta è packaging in corto circuito nel giro di poche ore: i centri di stoccaggio non riescono a fare uscire i camion e le filiali dei supermercati rimangono con le serrande alzate ma senza merce da vendere, tra la frustrazione degli operatori e la rabbia dei clienti costretti a girare più punti vendita per trovare beni primari.
Adoc evoca la “tempesta perfetta”: domani l’ultimo bivio al Ministero
L’allarme per la tenuta del sistema economico e sociale è condiviso dalle associazioni dei consumatori. Giovanni Bellissima, presidente di Adoc, descrive uno scenario devastante in cui il caro carburanti, sommato alle tensioni geopolitiche internazionali, rischia di travolgere i bilanci familiari: «Gli scaffali sono vuoti come lasciano presagire le tasche degli italiani. L’impennata del petrolio si è palesata alle pompe e sta scatenando un’ondata di rincari a catena su bollette e beni primari. Chiediamo all’esecutivo interventi strutturali e immediati, non i soliti provvedimenti una tantum o i soliti ‘tappabuchi’ che non risolvono nulla».
Tutti i riflettori sono ora puntati sull’incontro convocato a Milano con il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini. All’appuntamento, al quale hanno chiesto di presenziare anche le sigle degli agricoltori, le rappresentanze dei camionisti si presenteranno con una posizione di chiusura totale: senza garanzie immediate sul taglio delle accise e sullo sblocco dei crediti d’imposta arretrati, i Tir rimarranno spenti nei piazzali.
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