(Adnkronos) – Generative Bionics, che sviluppa robot umanoidi per applicazioni industriali, ha annunciato al Ces Unveiled Milan il piano per realizzare una rete di tre ‘Physical Ai Data Factory’. La prima, da 5.000 metri quadrati, nascerà in Italia: si dice vicino Genova, casa della startup, anche se il ceo Daniele Pucci non svela ancora la location. Entrerà in funzione entro il quarto trimestre del 2027. Il Ceo non la vuole chiamare ‘palestra’ per umanoidi, considerando che farà molto di più: collegherà l’addestramento dei robot GENE.01, la simulazione tramite digital-twin e la capacità di calcolo della piattaforma Amd Helios. Amd è tra i partner più importanti: ha partecipato al round da 70 mln guidato da Cdp Venture Capital, insieme a Duferco, Eni Next, RoboIt e Tether. Abbiamo fatto qualche domanda proprio a Pucci.
Dove saranno le sedi?
“Il primo hub sarà in Italia, 5.000 metri quadri, operativo entro il quarto trimestre del 2027: la sede la annunceremo nei prossimi mesi. Il secondo sarà in un altro Paese europeo, e tra i criteri di scelta c’è il costo dell’energia, perché un’infrastruttura che addestra modelli e fa girare migliaia di simulazioni in parallelo è energivora, e vogliamo che resti competitiva. Il terzo sarà fuori dall’Unione, al servizio dei mercati globali, e opererà dentro il quadro regolatorio sovrano del Paese che lo ospita: la stessa logica che applichiamo in Europa, i dati e i modelli restano dove servono, replicata dove i clienti ne hanno bisogno”.
Quando dite che sarà la più grande “data factory” per umanoidi in Europa, qual è il paragone?
“Il paragone è con tutto ciò che è stato annunciato in Europa finora, un riferimento è NEURA Robotics in Germania: 2.300 metri quadri a Monaco con il Politecnico e 3.000 ad Aachen con la RWTH. Il nostro primo hub ne farà 5.000, cioè quasi il doppio della più grande struttura europea annunciata, e lo stesso ordine di grandezza del centro di Shanghai che la Cina presenta come il più grande del Paese, oltre 5.000 metri quadri; quello di Pechino, per dire, è di 3.000. Quindi l’Europa, con questo hub, si mette alla pari con la scala cinese, e lo fa in Italia. Ma la differenza vera non è nei metri quadri. Una palestra è il posto dove i robot si allenano; da noi quello è solo il primo di tre livelli. Sopra l’ambiente fisico c’è il digital twin, che moltiplica ogni compito in migliaia di varianti, e sopra ancora l’infrastruttura di calcolo AMD, che addestra e valida i modelli: tutto nello stesso luogo, sulla stessa filiera, dai dati grezzi ai robot in servizio dai clienti. Per questo la chiamiamo fabbrica, non palestra: una palestra allena, una fabbrica produce, e quello che produciamo è l’esperienza che oggi ai robot umanoidi manca”.
Che differenza c’è tra il vostro progetto e quello di Neura?
“I loro progetti sono seri, nati in partnership con due università, e lo dico con rispetto. La nostra è un’infrastruttura industriale proprietaria, costruita con i partner industriali attorno agli ambienti reali in cui i robot andranno a lavorare, e integra fisico, simulazione e calcolo”.
Che ruolo ha il rapporto con Eni (con cui è stato siglato un accordo per future collaborazioni industriali, ndr)? Quale di queste sedi potrebbe essere fornita da loro, per esempio?
“Eni Next è tra i nostri investitori dal round seed e ne siamo orgogliosi. Sulla collaborazione non possiamo dire di più oggi: ci saranno aggiornamenti, e li daremo insieme. Non entriamo nel dettaglio né delle sedi né dei partner coinvolti in ciascuna: li comunicheremo quando annunceremo le sedi, a partire da quella italiana”.
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