Mentre la maggioranza di governo serra i ranghi, il cantiere del presunto “campo largo” continua a trasformarsi in una tragicommedia fatta di veti incrociati, ripicche e litigi sulle poltrone. A Montepulciano la corrente del Partito Democratico guidata da Dario Franceschini, Andrea Orlando e Roberto Speranza prova a dare la scossa lanciando i “comitati per l’alternativa” e blindando una tabella di marcia stringente: intesa sul programma entro novembre e primarie a turno unico a inizio febbraio 2027 per incoronare il candidato premier. Con un’unica condicio sine qua non: blindare i gazebo per un duello a due tra Elly Schlein e Giuseppe Conte.
Una camicia di forza studiata a tavolino dai colonnelli del Nazareno che ha fatto immediatamente saltare i nervi ai potenziali alleati. Schlein ostenta sicurezza — «Guida il partito che prende un voto in più oppure primarie, non ci dobbiamo lasciare questa volta» —, ma la replica di Conte da Vibo Valentia è una secchiata d’acqua gelata sulle ambizioni della segretaria dem.
“Nessuna sfida blindata”: il no di Conte e l’autocandidatura di Onorato
«A due? A tre, a quattro? Scusate, ma le primarie perché le facciamo?», ha sbottonato velenoso l’avvocato del popolo, bocciando senza appello l’accordo riservato Schlein-Franceschini. «Chi sono io per dire che posso candidarmi solo io o solo io ed Elly Schlein? Le primarie sono la forma più democratica, devono essere aperte a chiunque accetti le regole». Una posizione intransigente che rimanda il voto “un attimo dopo” la stesura del programma e spalanca la porta ai candidati della società civile e dei partiti minori.
A cogliere subito la palla al balzo è stato Alessandro Onorato. Dal palco romano degli Stati Generali di Progetto Civico, l’assessore capitolino ha sposato l’attacco di Conte al monopolio dem-m5s: «Le primarie non possono essere a due, perché se sono a due è evidente che è una sfida tra due leader e questo non va bene». Forte dell’appoggio dei socialisti di Enzo Maraio e di oltre 400 proposte programmatiche, Onorato ha annunciato di essere pronto a correre in prima persona, mandando al contempo un avvertimento sui pericoli delle “ammucchiate” centriste.
Il nodo Ucraina e l’attacco a Von der Leyen: l’alternativa nasce già divisa
Oltre alla grana dei gazebo e delle candidature personali, l’undici pagine firmato da Franceschini, Orlando e Speranza mette a nudo tutte le insanabili crepe programmatiche dell’opposizione. Il documento del “correntone” spara ad altezza d’uomo contro la Commissione europea, definendo Ursula von der Leyen «sempre più inadeguata», e propone l’invio di un negoziatore UE al tavolo tra Donald Trump e Vladimir Putin per l’Ucraina.
Un compromesso tutto interno alle correnti Pd per inseguire il pacifismo di Conte, ma che rischia di far scontentare la componente riformista e atlantista della coalizione. Con una segreteria debole, alleati sul piede di guerra e un programma ancora in alto mare, il “Ritorno al futuro” evocato da Elly Schlein somiglia sempre di più a una dolorosa storia di tutti contro tutti.





