giovedì 1 Ottobre 2026

Rosati (Gsk): “Diagnosi precoce, centri riferimento chiari e network aziende-istituzioni per non lasciare il paziente solo”

Di La Sintesi Online
Condividi questa notizia nei tuoi canali, non tenerla per te:

(Adnkronos) – “Oggi il paziente con rara vive di solitudine perché ‘è difficoltà nella diagnosi, c’è difficoltà di un percorso integrato”. Lo sottolinea Maria Sofia Rosati, di Gsk Italia, a margine della prima edizione di ‘RAREvolution – Una finestra sul futuro delle malattie rare’, format di lavoro che mette in relazione l’innovazione e l’organizzazione delle delle malattie rare, organizzato a Roma da Bistoncini Partners.  

Tra i bisogni fondamentali, spiega Rosati, ci sono l’informazione sulle patologie, da fare “attraverso le associazioni dei pazienti e tutto il mondo della salute”, centri di riferimento “chiari e accessibili” e una presa in carico “a 360°”, con “un percorso che pensi al paziente e per il paziente”. Uno dei bisogni più ampi, aggiunge, è l’accesso all’innovazione: fare ricerca nelle patologie rare significa “avere la capacità di individuare i pazienti e di poterli far entrare in studi clinici” che generino i dati necessari. In questo, evidenzia, l’industria è “fondamentale” per competenze tecniche e capacità di sviluppare soluzioni. “La cosa fondamentale è fare network”, afferma il direttore medico, “tra le aziende, con le istituzioni e con l’accademia”, perché anche una patologia rara possa accedere “alla più ampia innovazione con il massimo beneficio”. Rosati cita come esempi la granulomatosi con poliangioite (Gpa) e la sindrome ipereosinofila, malattie con prevalenze “che non arrivano ai 4 casi per milione”: pazienti, osserva, “unici in un contesto estremamente ampio di “. Da qui l’esigenza di una diagnosi “precoce e integrata” e di medici formati a riconoscere segni e sintomi comuni a più patologie: oculista, pneumologo, internista, medico di , tutti possibili “contributori di una diagnosi precoce”. Non ultimo, serve un percorso di cura definito, seguito da specialisti che conoscono la malattia, per garantire “una più lunga e di qualità”.  

Infine, l’impegno dell’azienda. “Sono estremamente orgogliosa di lavorare per Gsk”, dice Rosati. “L’azienda, in tutti i settori dove sviluppiamo innovazione, si impegna nelle patologie rare e anche in quei sottogruppi che pur non essendo rare di lo diventano attraverso un marcatore biomolecolare”. L’obiettivo è mettere i pazienti al centro dell’innovazione, e garantire a loro e ai caregiver l’accesso attraverso l’Early Access e studi clinici “che facciano realmente la differenza”. Gsk, conclude, inserisce “la voce del paziente già nella fase di sviluppo del farmaco”, catturandone i bisogni negli endpoint degli studi. 

—

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

Potrebbe anche piacerti

errore: © Riproduzione riservata