martedì 29 Settembre 2026
Giuseppe Conte alla convention di +Europa. Ph: Instagram di +Europa

«Scontini di facciata e governi immobili»: Conte attacca Meloni sul caro-carburanti

Il leader del M5S attacca l'esecutivo Meloni sulle accise e sugli extraprofitti energetici: «Fanno sembrare 2 euro al litro un prezzo accettabile. Se dicono no al prelievo sui colossi, lo faremo noi al governo»

Di Redazione
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Il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte torna all’attacco della politica economica di Palazzo Chigi con una dura presa di posizione diffusa sui propri canali social. Al centro dell’affondo c’è la spirale dei rincari della benzina e del gasolio, ricostruita dal leader pentastellato a partire dai listini di inizio anno: «Ricordiamoci il punto di partenza, il carburante attorno a 1,65 euro al litro. A gennaio di quest’anno arriva l’aumento delle accise sul gasolio deciso dal Governo in legge di bilancio. Poi scoppia la guerra illegale in Iran che il nostro Governo “non condanna né condivide”, i vanno alle stelle, i colossi petroliferi e dell’ incassano profitti record e fuori scala». Di fronte all’impennata dei , Conte contesta la linea della maggioranza, accusata di aver approvato soltanto «decretini inutili di Meloni, bruciati immediatamente dai continui rincari», rifiutando di tassare i profitti straordinari delle compagnie per sostenere le tasche dei contribuenti.

L’attacco alle compagnie e il no di Tajani sugli extraprofitti

Il leader del M5S evidenzia poi il corto circuito delle ultime settimane, segnate dalle decisioni unilaterali di alcuni marchi della distribuzione che hanno introdotto tetti mensili provvisori: «Di fronte alla pressione politica per recuperare una parte dei mega-utili e di fronte a un Governo immobile, le compagnie iniziano a fissare tetti provvisori di un mese al prezzo del carburante. Quindi si poteva fare. E perché non si è fatto prima, mentre gli italiani partivano per qualche giorno di vacanza?». Conte punta il dito contro la narrazione dell’esecutivo e la linea di prudenza fiscale ribadita dal vicepremier Antonio Tajani: «Ora fanno sembrare 2 euro o 2,19 euro al litro un prezzo accettabile quando fino a qualche mese fa avrebbe scatenato . Intanto il Governo, con il suo vicepremier Tajani, si affretta a rassicurare che non serve ragionare di prelievi dello Stato sugli extraprofitti miliardari di questi colossi. Quindi tutto bene così? Sconticino a tempo di qualche petrolifera che comunque colleziona mega-utili e Governo che può continuare a fischiettare senza un briciolo di coraggio?».

L’avviso di Conte: «Continueremo a batterci, lo faremo al governo»

La conclusione del post si trasforma in una sociale e in un esplicito avviso agli alleati e agli avversari: «Chi rimane col cerino in mano è adesso in fila al distributore: non ha riavuto indietro nulla del suo stipendio bruciato per mesi e mesi o ha l’azienda in rosso per lo tsunami di questi mesi». Un quadro che spinge il M5S a promettere battaglia d’ e di per redistribuire le risorse accumulate dalle multinazionali dell’energia: «Avviso naviganti: noi continueremo a batterci per interventi che redistribuiscano le risorse fra famiglie e imprese e frenino questa spirale di rincari. Se ci diranno ancora no, lo faremo al governo».

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