“Se la polizia ti ferma durante una manifestazione, non confessare”. È questo il comanda perentorio che apre la “cassetta degli attrezzi” giuridica confezionata da un’avvocata e diffusa capillarmente sui social e nelle chat d’area in queste ore. Di fronte alla raffica di fermi e all’estensione delle misure punitive promosse dal governo, la risposta organizzativa della piazza punta direttamente a disinnescare la morsa giudiziaria e le trappole dei processi per direttissima.
Il vademecum distingue con precisione chirurgica le strategie di difesa per maggiorenni e minorenni. Ai primi viene raccomandato di non cedere ai consigli dei legali d’ufficio che spingono verso il patteggiamento o il rito abbreviato, definiti una trappola nei contesti di protesta poiché rischiano di cristallizzare accuse più gravi in un secondo momento. La linea d’ordine è chiara: nei processi legati alle lotte politiche non si ammettono gli addebiti. Per i minori, al contrario, la guida suggerisce di sfruttare la messa alla prova e i percorsi alternativi per azzerare le conseguenze penali sul nascere.
La rete del “Movimento 17 Ottobre”: chat blindate e piazze ogni sabato
Il testo legale è solo uno dei contenuti che alimentano la struttura sotterranea del neonato “Movimento 17 Ottobre”. La sigla, emersa subito dopo le devastazioni nel centro di Milano, ha già lanciato una mobilitazione permanente con appuntamenti fissi ogni sabato alle 15 in otto metropoli italiane, a partire dal 24 ottobre. Dalla pagina Instagram ufficiale gli utenti vengono dirottati verso canali Telegram chiusi, accessibili solo tramite link d’invito, con l’intenzione già dichiarata di migrare su Signal per sfuggire al tracciamento dell’intelligence.
Nelle chat circola la guida tascabile Safer in the street, pensata per insegnare ai giovanissimi come tutelare l’anonimato visivo, proteggere le informazioni personali sui telefoni e gestire i momenti di carica durante i cortei. “I violenti siete voi che ci avete negato il futuro, ora quel futuro ce lo prendiamo”, rivendicano i promotori, respingendo la narrazione istituzionale e attribuendo la responsabilità della tensione alle politiche d’austerità del governo.
Dal manuale del 2004 al video dell’esproprio proletario sui social
A completare il materiale di propaganda e formazione bellica compare anche Ricette per il caos, uno storico manuale di resistenza urbana del 2004 che dettaglia forme d’azione diretta contro le multinazionali e il tessuto commerciale dei centri urbani. L’ideologia del movimento punta a trasformare la rabbia generazionale e i saccheggi incontrollati delle seconde generazioni in un’azione dal preciso connotato politico.
L’esempio più emblematico è il filmato rilanciato nei canali del movimento, in cui un gruppo di ragazzi consegna a un senzatetto abiti e beni sottratti dalle boutique milanesi devastate nel fine settimana. La dicitura che accompagna le immagini è esplicita: “Esproprio proletario a Milano”. Una sfida aperta e sfacciata alla linea della tolleranza zero, a dimostrazione di come la sola risposta repressiva stia spingendo la contestazione giovanile a dotarsi di veri e propri manuali di autodifesa e clandestinità.





