martedì 6 Ottobre 2026

Sei centesimi in più alla pompa: la stangata sul gasolio svela il flop del governo Meloni

Cade lo sconto sulle accise e il prezzo del diesel torna a impennarsi: mentre Eni ritocca il calmiere verso l'alto, le associazioni dei consumatori denunciano la mossa dell'esecutivo

Di Redazione
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Il ritorno delle aliquote piene si trasforma nell’ennesima doccia fredda per le tasche degli automobilisti italiani. Con lo scadere della misura di rinvio del prelievo fiscale attiva da inizio primavera, fare di diesel diventa improvvisamente più caro di oltre sei centesimi al litro. La scelta dell’esecutivo guidato da Meloni di non prorogare il taglio sulle accise mostra così tutte le fragilità delle rassicurazioni fornite nei mesi scorsi, lasciando scoperte le famiglie proprio mentre i listini del gasolio tornano a salire.

Addio al taglio fiscale: ritoccato verso l’alto anche il calmiere Eni

L’impatto della decisione governativa è stato talmente profondo da travolgere persino i meccanismi di tutela promossi dai colossi energetici. La soglia massima di salvaguardia applicata sui listini da Eni si è dovuta infatti adeguare al nuovo scenario di tassazione, salendo a 2,25 al litro per il gasolio. La compagnia aveva infatti precisato sin dal principio come il calmiere prescelto fosse legato a doppio filo al regime di sconti fiscali garantito dallo Stato: venuta meno la copertura pubblica, la barriera di protezione si è dovuta necessariamente alzare per accogliere le nuove imposte riattivate dal .

I monitoraggi diffusi da Staffetta Quotidiana confermano un balzo immediato dei listini consigliati per il diesel, portando la media del self-service a 2,244 euro al litro lungo la rete viaria ordinaria e a 2,267 euro al litro sulle tratte autostradali. In controtendenza la benzina — il cui taglio fiscale si era già esaurito prima dell’ — che registra leggeri cali, fermandosi attorno a 2,043 euro al litro.

La rabbia delle associazioni: il pacchetto accise non si vede

L’improvvisa inversione di rotta nei costi dei carburanti ha provocato un’ondata di sdegno tra i rappresentanti della tutela dei , costretti a prendere atto del mancato varo del tanto pubblicizzato meccanismo delle “accise mobili” che avrebbe dovuto sterilizzare i . Dura la presa di posizione dell’, che evidenzia lo strappo tra gli annunci del premier e i fatti ai distributori:

“Il tradimento del Governo, che a differenza di quanto promesso dalla premier il 16 settembre non ha ancora fatto scattare il sistema delle accise mobili, ha prodotto i suoi primi effetti negativi, invertendo una discesa virtuosa dei prezzi dei carburanti che durava dal 27 settembre, dopo la prima decisione delle compagnie petrolifere di applicare uno sconto. Per ora il rialzo è minimo, 5 cent per un pieno di gasolio da 50 litri in autostrada e 10 cent nelle strade normali secondo le medie Mimit, ma il fatto grave è che la benzina invece cala e molto di più.”

Sulla stessa linea d’attacco si posiziona il Codacons, che sottolinea l’assenza dei attuativi ministeriali necessari per bloccare la corsa dei prezzi: “Sul fronte delle accise il governo sembra non mantenere le promesse. L’esecutivo aveva infatti annunciato l’applicazione del meccanismo delle accise mobile a partire dal 6 ottobre, ma ancora non si vede l’atteso interministeriale Mase-Mef, con la conseguenza che per la prima volta dallo scorso marzo gli italiani non godono di alcuno sconto sulla tassazione dei carburanti, e possono fare affidamento solo sulle iniziative autonome delle compagnie petrolifere.”

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