Un colpo di scena giudiziario che riporta indietro las lancette dell’orologio e regala a Ilaria Salis una vittoria d’immagine nel braccio di ferro legale con i suoi ex dipendenti. I giudici della Corte d’Appello di Milano, sezione Lavoro, hanno accolto la richiesta di nullità presentata dai legali dell’europarlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra, cancellando d’un colpo la decisione con cui il tribunale di primo grado l’aveva stangata nei mesi scorsi. Una pronuncia tecnica che azzera temporaneamente la condanna e costringerà i magistrati di prima istanza a riaprire l’intero fascicolo e riesaminare da capo il contenzioso sulla legittimità dei licenziamenti.
L’esponente della sinistra radicale non ha perso tempo e ha affidato immediatamente alle piattaforme social la propria soddisfazione per l’esito dell’udienza, scrivendo che la «sentenza è stata annullata» e che sono state «riconosciute le mie ragioni», accompagnando la dichiarazione con l’emoticon delle due dita alzate in segno di vittoria. Per l’eurodeputata si tratta di una boccata d’aria fresca sul piano d’immagine e patrimoniale, che smonta — almeno per il momento — la pesante narrazione d’aula che l’aveva vista finire sul banco degli imputati per presunte irregolarità nella gestione del proprio staff.
Il maxi-risarcimento azzerato e la sfida del nuovo giudizio
La vicenda affonda le radici nello scontro con due ex collaboratori che l’avevano trascinata in tribunale denunciando di essere stati allontanati senza alcuna giusta causa. Lo scorso marzo, all’esito di un procedimento svolto in contumacia, il Giudice del Lavoro aveva dato ragione ai lavoratori, riconoscendo loro un maxi-risarcimento complessivo che sfiorava i trecentomila euro per licenziamento illegittimo.
Con la decisione di oggi, la Corte d’Appello ha riscontrato vizi procedurali tali da inficiare l’intero impianto del primo verdetto, azzerando la sanzione economica. La gioia dell’europarlamentare rischia tuttavia di essere prematura: il contenzioso torna ai blocchi di partenza e le parti dovranno ripresentarsi nuovamente davanti ai giudici di primo grado per discutere nel merito i licenziamenti, riaprendo una partita giudiziaria ancora tutta da giocare.





