Il diritto alla salute in Italia rischia di trasformarsi in una questione di censo: nei fatti, si cura soltanto chi ha la possibilità economica di rivolgersi alle strutture private. La Sezione centrale di controllo della Corte dei Conti ha approvato la relazione ufficiale sull’abbattimento delle liste d’attesa, certificando la paralisi della sanità pubblica. I dati indicano che nel quadriennio 2022-2025 sono stati impiegati circa 1,58 miliardi di fondi statali senza ottenere alcun risultato proporzionato nell’erogazione delle prestazioni e nel taglio dei tempi d’attesa.
L’anarchia dei CUP regionali e il blocco del personale
«Le liste di attesa continuano a rappresentare una criticità strutturale del sistema sanitario, legata non solo agli effetti della pandemia, ma a fattori organizzativi, gestionali e programmatori», spiegano i giudici contabili. L’iniezione di denaro pubblico non produce benefici se le strutture soffrono di una drammatica carenza di medici e infermieri. Dalla verifica sulla Piattaforma Nazionale emergono un uso distorto delle classi di priorità, ritardi sistematici tra prescrizione e contatto con i CUP e marcate difformità tra le ricette staccate dai medici e le agende di prenotazione messe a disposizione dalle ASL.
Mancanza di controlli: lo Stato cede di fronte alle Regioni
L’analisi evidenzia una scarsa trasparenza nei dati trasmessi dalle amministrazioni regionali, che impedisce di verificare l’impiego reale delle risorse. Senza il completamento della riforma dell’assistenza territoriale prevista dal PNRR per decongestionare gli ospedali, i fondi statali rischiano di perdersi nei bilanci locali. La Corte dei Conti sollecita quindi l’applicazione tempestiva delle sanzioni contro le Regioni inadempienti e l’attivazione dei poteri sostitutivi dello Stato per garantire trasparenza e responsabilità.
La spaccatura sociale tra pubblico e privato
Il verdetto della magistratura contabile fotografa una frattura sempre più profonda nel Paese. Chi possiede le risorse finanziarie scavalca il Servizio Sanitario Nazionale e paga di tasca propria per esami e visite specialistiche; chi non se lo può permettere finisce congelato in liste d’attesa indefinite, vedendo la propria tutela sanitaria subordinata alle disponibilità del portafoglio.





