L’escalation bellica in Medio Oriente travolge il cuore dell’Arabia Saudita con l’attacco più letale sferrato finora contro infrastrutture civili nel Regno. Intorno all’ora di pranzo, i frammenti di un missile balistico lanciato dai ribelli Houthi dello Yemen hanno sventrato il terminal 3 dell’aeroporto internazionale King Khalid di Riad, provocando un bilancio tragico di almeno 12 morti — tra cui un cittadino americano — e oltre 300 feriti. Le immagini diffuse sui social documentano una devastazione senza precedenti all’interno dello scalo, costretto alla chiusura immediata e all’evacuazione totale dopo l’interruzione di tutte le operazioni di volo.
L’azione della milizia filoiraniana arriva come rappresaglia alla controffensiva avviata dai sauditi lungo la costa yemenita e nella capitale Sana’a, mirando a paralizzare la monarchia di Mohammed Bin Salman nel suo snodo strategico e reputazionale primario.
Eventi internazionali a rischio, l’allerta diplomazia e le mosse di Trump
Il blitz giunge a poche ore dall’inaugurazione a Riad del World Petroleum Congress, evento globale del settore energetico che registra già le prime defezioni diplomatiche, tra cui quella del ministro italiano Gilberto Pichetto Fratin, pronto a partecipare solo da remoto. In apprensione anche gli organizzatori della Future Investment Initiative di fine mese, la vetrina economica su cui Riad fonda la transizione post-petrolio e la stabilità dei propri piani di sviluppo.
Di fronte alla gravità dell’attacco, l’ambasciata degli Stati Uniti e le rappresentanze di Italia, Gran Bretagna e Germania hanno innalzato i livelli di allerta, restringendo i movimenti del proprio personale e raccomandando massima cautela ai connazionali. Ma la svolta vera potrebbe arrivare sul piano militare: il presidente statunitense Donald Trump ha fatto sapere di valutare una decisione imminente su un coinvolgimento armato diretto contro le postazioni Houthi in Yemen, mentre la coalizione araba promette una risposta «ferma e immediata» all’offensiva di Sana’a.





