La narrazione securitaria della destra trova l’ennesima conferma nella legge delega sul riordino della polizia locale approvata al Senato. Un provvedimento fortemente voluto dalla Lega e dal ministro Matteo Salvini per mettere la firma su un vecchio cavallo di battaglia elettorale: l’armamento a impulsi elettrici per i vigili urbani e la dotazione di telecamere indossabili. Tuttavia, dietro la vetrina ideologica si nasconde un meccanismo contabile lesivo per le finanze delle comunità locali. Il Governo ha infatti inserito nella norma il principio dell’invarianza finanziaria, stabilendo che lo Stato non erogherà un solo euro per coprire l’operazione.
Affermare che le spese saranno a carico dei Comuni significa, nella realtà dei fatti, traslare l’intero costo del provvedimento sulle spalle dei cittadini. Non esistendo risorse statali dedicate, le giunte municipali che decideranno di adeguarsi alle nuove linee sull’armamento dovranno reperire le somme necessarie all’interno dei propri bilanci, attingendo direttamente alla fiscalità locale.
L’alternativa per i sindaci: aumentare le tasse o tagliare lo stato sociale locale
L’acquisto dei taser, l’allestimento delle piattaforme informatiche per la protezione dei dati registrati dalle bodycam, i corsi obbligatori di addestramento e le spese per la tutela legale degli operatori rappresentano uscite rilevanti. Per far fronte a questi costi impropri, i sindaci si troveranno costretti ad azionare la leva fiscale, aumentando le addizionali comunali e le tariffe dei servizi, oppure a procedere a tagli lineari sulla spesa sociale.
Risorse vitali destinate all’assistenza domiciliare per i disabili, al funzionamento degli asili nido, alla manutenzione del verde pubblico o al sostegno per l’emergenza abitativa rischiano di essere dirottate per finanziare la dotazione tecnologica della polizia locale. Una scelta che converte una misura di rappresentanza politica in un impoverimento concreto dei servizi erogati alla popolazione.
La diseguaglianza dei diritti sul territorio nazionale
L’assenza di un finanziamento centrale trasforma la sicurezza territoriale in un bene di lusso accessibile solo ai municipi con elevate capacità di cassa. I centri più ricchi potranno permettersi di finanziare il kit completo agli agenti e promuovere le relative campagne d’immagine, mentre le centinaia di comuni in dissesto o in riequilibrio finanziario saranno costrette a rinunciare alle dotazioni, lasciando il personale sguarnito di garanzie e tutele.
La manovra a costo zero ideata dalla Lega consente al centrodestra di intestarsi la paternità di una legge-manifesto, scaricando sui cittadini la duplice beffa di dover pagare la propaganda di governo attraverso la pressione fiscale locale o la rinunzia ai diritti sociali di base.
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