domenica 11 Ottobre 2026

Trapianti, Padova protagonista del nuovo modello italiano per la donazione di reni

Di La Sintesi Online
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() – È stato pubblicato sulla rivista internazionale American Journal of Transplantation il lavoro che presenta i risultati di sei anni del italiano DEC-K (Deceased Donor Initiated Kidney Paired Exchange): un innovativo modello che integra per la prima volta al mondo donazione da vivente e donazione da donatore deceduto. Il protocollo nasce da un’idea pionieristica di Lucrezia Furian, direttore Uoc Chirurgia dei Trapianti di Rene e Pancreas dell’Azienda università Padova, che è stata sviluppata inizialmente presso il Centro Trapianti di Padova, ma che successivamente è stata estesa a livello nazionale grazie alla collaborazione con il Centro nazionale trapianti e con altri numerosi centri . 

L’idea è semplice, quanto rivoluzionaria: utilizzare un rene da donatore deceduto per sbloccare e avviare una catena di trapianti tra coppie donatore-ricevente incompatibili, facendo sì che l’ultimo rene proveniente da donatore vivente della catena venga restituito alla lista d’attesa. I risultati dimostrano concretamente la forza di questa intuizione: 34 catene DEC-K (scambio incrociato da donatore deceduto) hanno consentito di realizzare 84 trapianti di rene con una media di 2,5 trapianti per ogni catena avviata e con risultati a lungo termine comparabili a quelli ottenuti con il da donatore vivente.  

Lo , di cui la professoressa Furian è ultimo autore – informa una nota dell’Azienda ospedale università Padova – rappresenta la prima analisi a lungo termine al mondo di un programma nazionale di kidney paired donation avviato da donatore deceduto. Un risultato che testimonia come un’innovazione nata a Padova possa, attraverso la collaborazione tra altri centri e diverse istituzioni trasformarsi in una strategia nazionale capace di ampliare concretamente le possibilità di trapianto, in particolare per i pazienti più difficili da trapiantare per motivi immunologici e per i quali la ricerca di un organo compatibile è molto complessa. 

 

“Il progetto – ricorda Furian – è dall’incontro tra ricerca, innovazione e pratica clinica con l’idea di superare i limiti dei modelli tradizionali e valorizzare al meglio le risorse disponibili: un approccio che mette al centro non solamente la tecnologia, ma soprattutto la collaborazione tra professionisti e la capacità di costruire percorsi più efficienti e personalizzati. Partendo da Padova questa intuizione propone, davvero, un cambio di prospettiva: trasformare una sfida complessa, quella della carenza di organi attualmente disponibili, in un’opportunità per ripensare il sistema dei trapianti. Un modello che può contribuire ad ampliare la dei pazienti candidabili e a ridurre i tempi di attesa”.  

È una “storia di innovazione nata nel territorio, ma con un potenziale che va oltre i padovani e veneti: un esempio di come ricerca e competenze possano tradursi in soluzioni innovative capaci di incidere concretamente sulla delle persone. Un progetto che ha trovato concretezza grazie alla perfetta sinergia con il Centro nazionale trapianti’ conclude. 

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