La decisione di Trenitalia di eliminare il Carnet Smart dal 1° novembre 2026 scatena la protesta dei pendolari che utilizzano i treni ad Alta Velocità per raggiungere il posto di lavoro soltanto alcuni giorni alla settimana. La formula permetteva di acquistare dieci viaggi da utilizzare nell’arco di trenta giorni, con tariffe agevolate e maggiore flessibilità nelle prenotazioni. Ora, chi alterna la presenza in ufficio al lavoro da remoto dovrà valutare soluzioni più costose, tra abbonamenti mensili e biglietti singoli.
La rabbia di chi viaggia per lavoro
Tra le testimonianze raccolte emerge la difficoltà di conciliare le spese di trasporto con stipendi e costi della vita. Una pendolare che vive in Campania e lavora a Roma ha definito la scelta «l’ennesima violenza», denunciando l’obbligo di sostenere il costo di un abbonamento mensile anche quando raggiunge la sede lavorativa soltanto due volte alla settimana. Per molti lavoratori, specializzandi, precari e studenti, il carnet rappresentava una soluzione compatibile con spostamenti non quotidiani.
Sulla tratta Torino-Milano, il Carnet Smart costava 139 euro per dieci viaggi. Con la nuova formula, chi effettua cinque andate e ritorno al mese può arrivare a spendere 314 euro, considerando l’abbonamento mensile da 294 euro e le prenotazioni obbligatorie da due euro per ciascun viaggio. Il confronto evidenzia un aumento di 175 euro, pari a circa il 126% rispetto al carnet.
La replica dell’azienda e le richieste dei pendolari
Trenitalia giustifica la revisione dell’offerta con i cambiamenti nelle abitudini di viaggio e con la necessità di utilizzare in modo più efficiente i posti disponibili, contrastando le prenotazioni non utilizzate. L’azienda manterrà validi i carnet già acquistati fino alla loro scadenza. Intanto, rappresentanti politici e comitati dei pendolari chiedono di rivedere la decisione, sottolineando le conseguenze economiche per chi sceglie il treno senza viaggiare quotidianamente.
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