mercoledì 14 Ottobre 2026
Saman Abbas

Uccisa perché rifiutò il matrimonio combinato: ergastolo definitivo per i genitori e i cugini di Saman Abbas

La Corte di Cassazione conferma le condanne per Shabbar Abbas, Nazia Shaheen, Ikram Ijaz e Nomanhulaq Nomanhulaq. Per lo zio Danish Hasnain 22 anni di carcere

Di Redazione
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La Corte di Cassazione ha confermato in via definitiva le condanne nei confronti dei cinque familiari di , la originaria del Pakistan uccisa nel 2021 a Novellara, in provincia di Reggio Emilia, per aver rifiutato il matrimonio combinato imposto dai . I magistrati confermano l’ergastolo per il padre Shabbar Abbas e per la madre Nazia Shaheen, così come per i cugini Ikram Ijaz e Nomanhulaq Nomanhulaq. Lo zio Danish Hasnain dovrà invece scontare 22 anni di carcere.

Subito dopo l’omicidio, i cinque imputati avevano lasciato l’Italia. I genitori si erano rifugiati in Pakistan, lo zio in , mentre i due cugini latitarono tra Francia e Spagna. Le indagini e la collaborazione tra le autorità italiane e l’Interpol hanno permesso, dopo diversi mesi, di rintracciarli e trasferirli in Italia per affidarli alla giustizia. Shabbar Abbas è stato estradato dal Pakistan nel 2023, dopo l’arresto avvenuto alla fine del 2022, mentre Nazia Shaheen è stata arrestata nel 2024. Gli altri familiari erano già stati fermati nei mesi successivi all’omicidio. I resti di Saman sono stati ritrovati soltanto nel novembre 2022, sepolti in un campo nei pressi dell’abitazione di , dopo che lo zio Danish Hasnain aveva indicato agli investigatori il luogo in cui era stato nascosto.

L’avvocata Valeria Miari, che assiste il fratello della Ali Haider, la cui testimonianza è stata fondamentale durante il processo, ha parlato di un verdetto che restituisce giustizia a Saman. «È la parola fine a una vicenda molto dolorosa e complessa sotto tutti i di vista. Finalmente è stata fatta giustizia per Saman e per suo fratello, che con la sua testimonianza ha perso tutto, ma non ha mai smesso di chiedere verità», le sue parole. E interviene anche la legale di , costituita in parte civile, Maria Manente: «Saman è stata uccisa perché si è ribellata alle patriarcali imposte dalla famiglia. La sua libertà è stata considerata una colpa e proprio per questo è stata punita».

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