Un seggio alla Camera lasciato libero dopo l’uscita di scena di Alberto Bagnai e una campagna elettorale lampo che a Chieti si trasforma istantaneamente nel ring di uno scontro politico nazionale. Le elezioni suppletive del 15 e 16 novembre non sono soltanto una sfida locale tra Mario Colantonio, alfiere scelto dal centrodestra, e Luciano D’Amico, il nome su cui il centrosinistra converte le sue speranze. Sullo sfondo si consuma infatti una partita ben più opaca, che riguarda i reali equilibri della destra e le paure di Roberto Vannacci e del suo movimento, Futuro Nazionale.
A fare rumore è la clamorosa “diserzione” dell’ex ufficiale. Bruciato dal recente e rovinoso crollo rimediato alle suppletive di Reggio Calabria — dove la sua creatura politica è stata spazzata via dalle urne —, il Generale ha scelto di non schierare alcun candidato nel collegio teatino. Una ritirata strategica dettata dalla necessità di non certificare su scala nazionale l’inconsistenza del proprio consenso.
Le ombre di Fina: “Quale patto si nasconde dietro la fuga di Vannacci?”
A far saltare i nervi è la dura presa di posizione del tesoriere del Partito Democratico, l’abruzzese Michele Fina, che coglie la palla al balzo per insinuare il dubbio di un’operazione sotterranea di desistenza con Palazzo Chigi. «La candidatura di Mario Colantonio per il centrodestra apre una questione che Meloni, Salvini e Vannacci dovrebbero chiarire agli abruzzesi e agli italiani: quale disegno politico si nasconde dietro la mancata discesa in campo di Futuro Nazionale in una competizione così rilevante?», incalza Fina. L’ipotesi avanzata dai dem è quella di una resa mascherata, un tentativo disperato del Generale di farsi perdonare dal partito della premier per rientrare dalla porta di servizio nell’orbita della maggioranza.
Il sospetto di un “accordo di non aggressione” nato per evitare un ennesimo tonfo diventa così la mina con cui la sinistra prova a fare breccia nelle contraddizioni del centrodestra.
La mannaia di Donzelli su Vannacci: “Con lui non siamo credibili”
Se il Pd evoca patti segreti di corridoio, a smentire bruscamente qualsiasi tentazione di amnistia verso l’ex militare ci pensa l’uomo-macchina di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli. Dal palco romano del festival di Fanpage, il responsabile organizzativo del partito della premier stacca la spina alle ambizioni di Futuro Nazionale e chiude la porta in faccia a ogni ipotesi di alleanza: «Siamo pronti a presentarci agli italiani con l’attuale centrodestra: noi non facciamo l’ammucchiata pur di vincere. Vannacci? A presentarci con lui non saremmo credibili».
Una bocciatura senza appello che rivendica la linea dell’autosufficienza della maggioranza di governo: dopo che la Calabria ha dimostrato che la destra vince benissimo da sola, per la Meloni e i suoi alleati il Generale ha finito le sue cartucce politiche.





