Le tende da campeggio grigie e rosse tornano a piantare i picchetti davanti alla spianata di Montecitorio e nel cuore delle principali città universitarie italiane. A tre anni dalle prime storiche accampate nei campus, la frustrazione della “Generazione all’asta” si trasforma di nuovo in aperto scontro politico. Tra cartelli che gridano «Cara Italia, quanto ci costi?» e sacchi a pelo srotolati sotto i Palazzi del potere, centinaia di studenti universitari sono tornati a dormire in strada per denunciare l’emergenza abitativa, gli affitti alle stelle e il totale fallimento delle politiche governative sull’edilizia universitaria. La denuncia dell’Unione degli Universitari (Udu) e dei collettivi studenteschi punta dritto al cuore del governo Meloni, accusando la ministra dell’Università Anna Maria Bernini di aver trasformato un diritto fondamentale in un ghiotto affare per le speculazioni private.
L’accusa dell’Udu: “1,2 miliardi del Pnrr finiti in stanze da 1.300 euro”
Al centro della piazza c’è il bilancio disastroso della gestione dei fondi europei. Se il Ministero si vanta di aver centrato i target del Pnrr sbandierando sessantamila posti letto, i numeri presentati dai rappresentanti degli studenti raccontano una realtà ben diversa. La coordinatrice nazionale dell’Udu, Sabrina Brizzola, boccia senza appello l’operato dell’esecutivo, evidenziando come dei sessantamila posti declamati appena trentatremila siano stati effettivamente realizzati e solo una minima frazione, pari al 3,8%, sia di natura puramente pubblica. Il resto rappresenta una vera e propria regalìa ai grandi gruppi privati, dal momento che la ministra Bernini crede di aver risolto l’emergenza abitativa quando invece ha sprecato 1,2 miliardi del Pnrr per camere private che arrivano a costare mille o milleduecento euro al mese, trasformando l’edilizia universitaria in pura speculazione sulle spalle degli studenti più deboli.
Da Milano a Roma: “Oggi scegli se comprare l’olio o il libro per l’esame”
Le testimonianze raccolte tra le tende raccontano un Paese in cui studiare è diventato un lusso riservato a pochi. A Milano, dove le canadesi sono spuntate tra i grattacieli di piazza Gae Aulenti e il Bosco Verticale, le stanze singole viaggiano sui settecento euro al mese nel mercato privato. Claudia Marostegan dell’Udu Milano denuncia come la pressione economica vada ben oltre il semplice canone di locazione, sommandosi alle bollette, ai trasporti e al costo della spesa quotidiana, al punto che oggi uno studente fuori sede deve scegliere letteralmente se comprare l’olio per mangiare o un libro per sostenere l’esame. A Roma il presidio permanente raddoppia con le tende dei Giovani Democratici a piazza Bologna e i presidi sotto la statua della Minerva alla Sapienza, sostenuti anche dalla segretaria del Pd Elly Schlein, che si è seduta in terra con i ragazzi ribadendo che la casa è un diritto fondamentale e schierandosi aperto supporto del presidio.
La richiesta da 7 miliardi che spaventa il ministero
Dai megafoni di piazza Montecitorio la risposta della piazza alle rassicurazioni di facciata della ministra si concretizza in una piattaforma economica di rottura totale con le politiche attuali. Gli studenti chiedono al governo una manovra d’emergenza da ben sette miliardi di euro complessivi, strutturata su quattro miliardi destinati a un piano pluriennale di alloggi interamente pubblici e 1,7 miliardi per rifinanziare le borse di studio e coprire l’intera platea degli idonei. A questi si aggiungono due miliardi per la progressiva abolizione delle tasse universitarie e 1,5 miliardi per garantire la gratuità dei trasporti e il calmieramento delle mense. Con le proteste che stanno contagiando Bologna, Napoli, Parma e Lecce, e con una decina di licei già occupati dalle organizzazioni scolastiche, la mobilitazione contro il caro-vita promette di infiammare l’imminente “No Meloni Day” del 16 ottobre.





