Il brusco risveglio dell’Europa coincide con la certezza di essere stata cinicamente barattata. Il drammatico colloquio telefonico tra Donald Trump e Vladimir Putin non ha soltanto certificato il disimpegno della Casa Bianca dalla causa ucraina, ma ha sancito la nascita di un asse affaristico sull’energia tra Washington e Mosca destinato a svuotare le casse ed eliminare la sicurezza del Vecchio Continente. Bruxelles, colta di sorpresa e finita sotto shock, scopre d’un tratto la spietata realtà della geopolitica americana: il tycoon scambia il futuro di Kiev con i barili di petrolio e le concessioni sul gas russo, lasciando i partner europei a gestire le macerie del conflitto.
Di fronte al voltafaccia dell’ex alleato d’oltreoceano, la risposta emersa dai vertici della diplomazia europea e formalizzata nel Consiglio dei ministri degli Esteri è un mix di disperazione e rigore formale: confermare l’ennesimo pacchetto di sanzioni contro il Cremlino e rassegnarsi a un’amara presa d’atto. «Dobbiamo abituarci da subito a fare da soli».
Il piano disperato di Bruxelles: “Resistenza passiva” fino al 2028
In vista del cruciale Consiglio Europeo, le cancellerie dell’Unione stanno elaborando una strategia d’emergenza che ha il sapore di una scommessa al buio: una “resistenza passiva” per i prossimi 24 mesi. L’obiettivo teorico è farsi carico, in totale solitudine, della sopravvivenza economica e militare del regime di Zelensky per il biennio 2027-2028, coprendo le spese di uno Stato ucraino il cui gettito fiscale è ormai ridotto al lumicino.
La speranza sottesa alla linea europeista sfiora l’illusione ottica: tenere duro fino al termine del mandato di Trump nella convinzione che, una volta uscito di scena il tycoon, gli Stati Uniti possano riallinearsi all’Ue. Un calcolo politico che fa perno sulle imminenti elezioni di midterm, nella speranza che una sconfitta dei repubblicani blocchi il tentativo della Casa Bianca di smantellare l’apparato sanzionatorio contro la Russia.
Arsenali svuotati e l’incubo Starlink: la trappola del disimpegno Usa
Ma la linea del “fai da te” europeo si scontra immediatamente con la cruda realtà dei vertici militari. Di fronte alle accorate richieste di Volodymyr Zelensky per ottenere nuovi sistemi di difesa aerea Patriot, gli Stati Maggiori dei principali Paesi Ue hanno alzato gli scudi: svuotare ulteriormente i propri arsenali nazionali equivale a un suicidio strategico nell’eventualità in cui le truppe di Putin decidessero di spingere il conflitto verso i confini della NATO.
Ad aggravare lo scenario c’è il fattore tecnologico. La difesa aerea e la logistica di Kiev sono totalmente dipendenti dalla copertura satellitare garantita finora dall’intelligence americana e dalla rete Starlink fornita da Elon Musk. Se Trump dovesse staccare la spina all’assistenza tecnica e il patron di Tesla dovesse spegnere l’ombrello satellitare sul fronte orientale, il piano di “resistenza due anni” ideato a Bruxelles rischia di trasformarsi, nel giro di poche settimane, in una rovinosa e sanguinosa capitolazione.





