Matteo Salvini frena in pubblico, ma nella Lega torna a circolare con insistenza l’ipotesi di un suo ritorno al ministero dell’Interno. Il leader del Carroccio dice di essere «a disposizione» e poi liquida le voci come «fantasie dei giornali». Dentro il partito, però, il pressing è ripartito: riportarlo al Viminale servirebbe a rilanciare la Lega, ricompattare i militanti e contenere Roberto Vannacci sul terreno della sicurezza.
L’idea Pontida
Il tema non è nuovo. Era riemerso già dopo l’assoluzione di Salvini nel processo Open Arms e poi era stato formalizzato l’11 giugno, quando il Consiglio federale leghista aveva rilanciato la proposta di riportarlo all’Interno.
L’idea sarebbe arrivare a un annuncio a Pontida, il 20 settembre, due settimane dopo il traguardo simbolico del governo Meloni, che il 4 settembre diventerà il più longevo della storia repubblicana. Per i salviniani, anche un ritorno breve al Viminale potrebbe bastare a invertire il preoccupante trend nei sondaggi: qualche iniziativa forte sull’immigrazione e sull’ordine pubblico, nei piani del Carroccio, permetterebbe di arginare Vannacci e i suoi.
Il nodo Piantedosi
La soluzione immaginata sarebbe uno scambio di ministeri: Salvini all’Interno e Matteo Piantedosi alle Infrastrutture. Per i leghisti, sarebbe un vantaggio non solo per il partito, ma per tutta la coalizione, perché rafforzerebbe la linea della sicurezza senza aprire la porta all’ex generale.
La strada però è tutt’altro che semplice. Piantedosi non è convinto: se dovesse lasciare il Viminale, la sua ambizione sarebbe quella di guidare l’Europol, ma al momento non sarebbe il candidato favorito. Un avvicendamento su un ministero di peso come l’Interno potrebbe oltretutto richiedere un passaggio parlamentare con voto di fiducia.
Il gelo di Meloni
Da Fratelli d’Italia non arrivano segnali incoraggianti. La premier non avrebbe alcuna intenzione di aprire una crisi tecnica o politica per rimettere mano alla squadra di governo. Se bisogna chiedere la fiducia, osservano i suoi fedelissimi, allora tanto vale chiederla direttamente agli italiani. Tradotto: andare al voto.
Giovanni Donzelli taglia corto: «Se stiamo dietro ai giornali leggiamo di tutto, noi guardiamo alle cose concrete». E le cose concrete, secondo FdI, sono che «Salvini è un ottimo ministro delle Infrastrutture e Piantedosi è un ottimo ministro dell’Interno».
Lo scontro interno alla Lega
Intanto, nel Carroccio resta aperta la tensione tra centro nazionale e Nord. In una riunione con i parlamentari leghisti nella villa del deputato-editore Antonio Angelucci, Salvini ha rilanciato l’appello all’unità: «Siamo nel 2026, certe polemiche non hanno più senso e ci fanno perdere voti; se siamo uniti possiamo superare il 10%».
Il segretario non ha fatto nomi, ma il riferimento era alle tensioni con Attilio Fontana, alle presenze deludenti alla festa di Cisano Bergamasco e al ritiro di Treviso saltato per il timore di contestazioni.
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