Una tragedia immane ha travolto nella notte i residenti di Gaza City. Intorno all’una, mentre tutti dormivano, un palazzo di sette piani è improvvisamente collassato su se stesso travolgendo le dieci famiglie di sfollati che vi si erano rifugiate. Il primo bilancio fornito dalla Difesa civile palestinese conta 20 morti accertati – tra cui 8 bambini – e oltre 60 feriti. La vera drammaticità risiede tuttavia nei numeri dei dispersi: secondo le stime del portavoce Mahmoud Basal, sotto le macerie ci sono ancora almeno cento persone bloccate, di cui circa cinquanta minori, intrappolate nei detriti di un edificio rimasto in piedi a fatica dopo i recenti bombardamenti.
Le urla sotto i detriti e il blocco dei mezzi pesanti
I soccorsi si svolgono in condizioni disperate e strazianti. I residenti e gli operatori della Protezione civile sentono distintamente le richieste d’aiuto provenire da sotto la struttura collassata e stanno tentando di farsi strada scavando a mani nude. Le operazioni di salvataggio avanzano a rilento a causa dell’assenza di macchinari adeguati: l’esercito israeliano (Idf) vieta l’ingresso di ruspe ed escavatori nella Striscia nel timore che i mezzi pesanti finiscano sotto il controllo di Hamas. Una situazione definita drammatica anche da Alessandro Mrakic, responsabile Onu per lo sviluppo a Gaza, che sottolinea l’impossibilità di operare con efficacia senza macchine da cantiere.
L’allarme sui 400 edifici pronti a crollare a Gaza
L’episodio di Gaza City rappresenta solo la punta dell’iceberg di una crisi strutturale senza precedenti. I bombardamenti registrati dall’ottobre 2023 hanno generato circa 61 milioni di tonnellate di macerie che richiederebbero sette anni per essere rimosse. Secondo le stime Onu, nella Striscia vi sono almeno 400 edifici ad altissimo rischio imminente di crollo, privi di stabilità statica ma ripopolati da migliaia di cittadini disperati in cerca di un riparo. Con l’arrivo della stagione invernale e delle piogge, le Nazioni Unite avvertono che nuovi cedimenti improvvisi rischiano di trasformare l’intera area abitative in una trappola mortale a cielo aperto.





