mercoledì 16 Settembre 2026

Russia, il Cremlino a Salvini: “Il ritorno del gas in Europa è possibile se ci conviene”

Di La Sintesi Online
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(Adnkronos) –
Il Cremlino apre alla possibilità di un ritorno del sul mercato europeo, come ipotizzato dal vice italiano Matteo , ma precisa che la questione sarà valutata sulla base della convenienza economica e della disponibilità dei volumi necessari. “Si tratta di una questione commerciale”, ha dichiarato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, rispondendo a una domanda sulle dichiarazioni di Salvini, secondo quanto riferito dall’agenzia Interfax, sulla possibilità concreta che l’ torni ad importare gas dalla Russia alla fine della . “Bisogna valutare se queste forniture sono redditizie e se riusciamo a garantire i volumi di gas necessari, dato che molti volumi sono già stati dirottati verso destinazioni alternative”, ha spiegato. “Se queste due circostanze coincidono, allora è assolutamente possibile discuterne”, ha aggiunto Peskov. 

“La riunione a Milano tra gli imprenditori italiani e il vicepresidente del Consiglio dei Ministri Italiani, il signor Salvini, è la prova dell’inizio del ritorno dell’establishment italiano al realismo, al pragmatismo e al buon senso. Spero che le valutazioni fatte siano trasferite ad altri leader del governo italiano e ai ministri competenti”, ha scritto su Facebook l’ambasciatore russo in Italia Alexey Paramonov all’indomani dell’ fra il leader della e i rappresentanti delle aziende italiane che continuano a lavorare in Russia. 

“Vediamo che la vasta maggioranza del pubblico europeo occidentale, compreso quello italiano, chiede quanto risponda il corso attuale anti-russo dei loro agli interessi sia degli Stati che dei loro popoli – ha scritto il diplomatico – Più e più circoli commerciali e imprenditori italiani, che hanno visto con i propri occhi come le loro capacità si sono ridotte dopo che l’Ue ha dichiarato una guerra ibrida contro la Russia”. Paramonov ricorda che “la cooperazione energetica tra Russia e Italia è praticamente completamente cessata, è stato causato un grave danno al commercio reciproco, diminuito quasi dieci volte: non è possibile sostituire i volumi di risorse energetiche disponibili a di mercato che precedentemente provenivano dalla Russia, non è possibile trovare rapidamente e in modo efficace nuove nicchie per gli esporti tradizionali italiani”.  

“Non molto fa, sotto le severe proibizioni del governo italiano, le discussioni aperte su questo argomento erano praticamente non esistenti – lamenta ancora l’ambasciatore – e l’argomento veniva sollevato occasionalmente in ambito industriale o nei media di opposizione. Ora, come possiamo vedere, il tema delle relazioni con la Russia e le conseguenze del corso anti-russo per l’economia italiana stanno diventando sempre più oggetto di ampio dibattito pubblico, incluso tra imprenditori e rappresentanti di diverse forze politiche e movimenti, sia all’interno della coalizione governativa che nel campo dell’opposizione”. 

Dunque, secondo Paramonov, “si scopre che l’Italia sta iniziando a tornare alla ragione e a rendersi conto che il prezzo pagato per partecipare alla politica antirussa di Bruxelles è estremamente alto. La comprensione si sta diffondendo che questo corso era sbagliato e che sarebbe consigliabile iniziare a pensare a modi per ripristinare e ricostruire i legami economicamente separati con la Russia”. 

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