giovedì 13 Agosto 2026
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Fuga di laureati, il Mezzogiorno perde il suo futuro

Ai trasferimenti verso l'estero si sono aggiunti quelli diretti nelle regioni del Centro e del Nord

Di Sharon Costa
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L’Italia continua a confrontarsi con un fenomeno che incide profondamente sul futuro economico e sociale del Paese. La dei giovani laureati non interessa infatti soltanto i flussi verso l’estero, ma coinvolge anche gli spostamenti interni, che modificano in maniera significativa la distribuzione del capitale umano tra le diverse aree della penisola. Il quadro evidenzia un forte squilibrio territoriale: il Centro-Nord riesce ad attrarre una parte consistente dei giovani più qualificati provenienti dal Sud, mentre il Mezzogiorno continua a perdere risorse fondamentali per la propria crescita.

Il saldo migratorio penalizza il Sud

I dati relativi al periodo compreso tra il 2019 e il 2025 mostrano che tutte le principali aree italiane registrano un saldo negativo nei confronti dell’estero per quanto riguarda i giovani italiani laureati tra i 25 e i 34 anni. Nel complesso il Nord perde circa 49mila laureati, il Centro circa 15mila e il Mezzogiorno circa 28mila. Tuttavia, il quadro cambia sensibilmente quando si considerano anche gli spostamenti interni tra le diverse regioni italiane.

Il Nord beneficia infatti di un consistente afflusso di giovani qualificati provenienti dal Mezzogiorno. Il saldo migratorio risulta positivo per circa 108mila laureati, mentre anche il Centro registra un vantaggio, seppur più contenuto, pari a circa 14mila unità. Questa redistribuzione dei giovani altamente qualificati modifica profondamente il complessivo delle diverse aree del Paese.

Il Centro-Nord compensa le grazie agli arrivi interni

Grazie ai movimenti interni, il Nord riesce non solo ad assorbire le perdite verso l’estero, ma addirittura a chiudere il periodo con un saldo complessivo positivo. Il guadagno netto raggiunge infatti circa 59mila giovani laureati. Anche il Centro limita quasi completamente gli effetti dell’ internazionale grazie agli arrivi dal Mezzogiorno, riducendo il saldo negativo finale a poco più di mille unità.

La mobilità interna assume quindi un ruolo decisivo nella redistribuzione delle competenze. Le regioni economicamente più forti continuano ad attrarre giovani con un elevato livello di istruzione, rafforzando ulteriormente la loro capacità di innovazione, di sviluppo produttivo e di crescita occupazionale.

Per il Mezzogiorno una perdita complessiva di circa 150mila laureati

La situazione appare completamente diversa nel Mezzogiorno. Alla perdita di circa 28mila giovani laureati verso l’estero si aggiunge infatti un saldo migratorio interno fortemente negativo. Nel periodo considerato, il Sud perde circa 122mila giovani laureati italiani nei confronti del Centro e del Nord. La somma dei due fenomeni porta il saldo complessivo a circa 150mila giovani laureati in meno.

Si tratta di un dato che evidenzia una delle principali criticità demografiche ed economiche del Paese. La partenza di giovani altamente qualificati riduce infatti la disponibilità di competenze sul territorio, limita il ricambio generazionale nelle imprese e nelle professioni, rende più difficile attrarre nuovi investimenti e contribuisce ad ampliare il divario tra le diverse aree italiane.

ed Emilia-Romagna guidano la crescita

L’ territoriale mette in evidenza differenze molto marcate tra le singole regioni. La Lombardia registra il risultato migliore: pur perdendo oltre 18mila giovani laureati verso l’estero, riesce a ottenere un saldo complessivo positivo di circa 40mila unità grazie a un forte afflusso proveniente dalle altre regioni italiane, pari a circa 58mila laureati.

Segue l’Emilia-Romagna, che chiude il periodo con un saldo complessivo positivo di circa 22mila giovani laureati. Entrambe le regioni confermano la loro capacità di attrarre capitale umano qualificato grazie a un del lavoro dinamico, a un sistema produttivo articolato e a maggiori opportunità professionali.

La Campania registra il bilancio più negativo

Tra le regioni italiane, la situazione più difficile riguarda la Campania. Il saldo complessivo risulta negativo per circa 42mila giovani laureati. Alle circa 8mila partenze verso l’estero si aggiunge infatti un consistente trasferimento verso le altre regioni italiane, pari a circa 34mila unità.

I dati confermano che l’emigrazione dei giovani laureati rappresenta una delle principali sfide per il futuro del Mezzogiorno. La capacità di trattenere competenze qualificate e di creare nuove opportunità professionali rimane uno degli elementi per ridurre il divario territoriale e rafforzare la competitività dell’intero sistema economico . La perdita continua di capitale umano rischia infatti di produrre effetti di lungo periodo sulla crescita, sull’innovazione e sulla tenuta demografica delle regioni meridionali.

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