giovedì 20 Agosto 2026

Migranti, Austria e Svizzera riaprono la rotta verso l’Italia

Con il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo tornano operativi i trasferimenti dei richiedenti asilo che hanno attraversato l’Italia prima di presentare domanda in altri Paesi europei

Di Redazione
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Il dossier migratorio torna al del confronto politico europeo e italiano dopo la decisione di Austria e Svizzera di riprendere i trasferimenti verso l’Italia di alcuni richiedenti asilo considerati di competenza italiana secondo le procedure europee. La novità arriva dopo le iniziative analoghe della Germania e riporta in primo il meccanismo legato al sistema di Dublino, che individua lo Stato responsabile dell’esame della domanda di protezione internazionale. Il quadro è cambiato con l’entrata in applicazione, il 12 giugno 2026, del nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, che ha modificato e accelerato alcune procedure relative cosiddetti movimenti secondari.

Nel caso dell’Austria, le autorità di Vienna hanno confermato che quattro persone sono già state trasferite in Italia dal 12 giugno. I trasferimenti hanno utilizzato anche i normali mezzi di trasporto pubblico: alle persone interessate le autorità austriache hanno fornito biglietti per treni o autobus destinati al nostro Paese. La procedura riguarda i richiedenti asilo che, dopo essere entrati nell’Unione europea attraverso l’Italia, hanno raggiunto l’Austria e hanno presentato lì una richiesta di protezione. Quando le individuano l’Italia come Stato competente, il nuovo quadro europeo consente di avviare il trasferimento secondo le procedure previste.

Il ritorno dei cosiddetti dublinanti

Il termine “dublinanti” indica, nel linguaggio utilizzato per descrivere il fenomeno, i richiedenti asilo che arrivano in un primo Paese europeo e successivamente si spostano in un altro Stato, dove presentano una nuova domanda. Il sistema europeo cerca di evitare che una stessa persona possa avviare contemporaneamente procedure di asilo in più Paesi e stabilisce quindi quale Stato debba occuparsi della richiesta. Il principio del Paese di primo ingresso continua ad avere un ruolo centrale, anche se il nuovo Patto europeo introduce procedure più rapide e alcune eccezioni legate, tra gli altri aspetti, ai legami familiari e alle specifiche condizioni del richiedente.

La ripresa dei trasferimenti verso l’Italia rappresenta una novità significativa perché per diversi anni il meccanismo aveva incontrato forti difficoltà operative. Nel dicembre 2022 il governo italiano aveva comunicato la sospensione dell’accettazione dei trasferimenti Dublino provenienti dagli altri Stati, motivando la decisione con la pressione esercitata sul sistema di accoglienza dall’elevato numero di arrivi. La sospensione aveva prodotto concrete nei rapporti con gli altri Paesi europei, che continuavano a individuare in diversi casi l’Italia come Stato competente ma non riuscivano a completare il trasferimento.

Anche la Svizzera riapre i trasferimenti

La situazione riguarda anche la Svizzera, che non appartiene all’Unione europea ma partecipa al sistema Dublino. Dopo quasi quattro anni di sostanziale blocco dei trasferimenti verso l’Italia, ha annunciato la ripresa delle procedure per i richiedenti asilo arrivati nel nostro Paese e successivamente trasferitisi in territorio svizzero. I primi voli risultano già programmati e la ripresa dei trasferimenti è prevista per la fine di agosto. Le autorità svizzere hanno chiarito che, almeno nella fase iniziale, si tratta di casi limitati.

La decisione svizzera si inserisce nello stesso quadro europeo che coinvolge Austria e Germania. Il principio resta quello di attribuire la responsabilità della domanda di asilo allo Stato individuato dalle regole europee, evitando che il richiedente possa scegliere autonomamente il Paese nel quale proseguire la procedura dopo un primo ingresso in un altro Stato. Per l’Italia, che rappresenta uno dei principali Paesi di ingresso nell’Unione lungo la rotta del Mediterraneo, la questione assume quindi un peso particolare perché anche un numero relativamente contenuto di trasferimenti può avere conseguenze politiche e organizzative.

Lo politico torna a Roma

La ripresa dei trasferimenti alimenta inevitabilmente il confronto tra maggioranza e . Da una parte il governo può indicare il nuovo quadro europeo come un riconoscimento del principio secondo cui la gestione dei richiedenti asilo deve coinvolgere tutti gli Stati membri e non ricadere esclusivamente sui Paesi di frontiera. Dall’altra, le opposizioni contestano all’ la gestione dei rapporti con i partner europei e chiedono chiarimenti sulle modalità con cui l’Italia intende affrontare l’arrivo di persone trasferite da Germania, Austria e Svizzera.

Il tema assume ulteriore rilevanza perché il confronto non riguarda soltanto il numero delle persone che possono tornare in Italia, ma anche l’equilibrio tra responsabilità nazionali e europea. Le nuove procedure mirano a rendere più efficace il sistema comune, ma la loro applicazione concreta può generare tensioni quando gli Stati coinvolti interpretano in modo diverso le responsabilità maturate prima dell’entrata in vigore del nuovo Patto.

La Germania rappresenta in questo quadro un altro fronte delicato. Berlino ha sostenuto che gli accordi raggiunti con Roma prevedevano il ritorno all’applicazione delle regole di Dublino con l’avvio del nuovo sistema europeo comune di asilo. Il governo tedesco ha quindi confermato l’intenzione di procedere con i trasferimenti nei casi successivi all’entrata in vigore del nuovo quadro. Il confronto tra Roma e Berlino resta dunque strettamente collegato alla questione più ampia della gestione dei movimenti secondari.

Il nuovo Patto europeo cambia le procedure

L’elemento decisivo della vicenda resta il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, entrato nella fase applicativa il 12 giugno 2026. Le nuove regole puntano a rendere più rapida la gestione delle domande e dei trasferimenti, mantenendo il principio secondo cui la responsabilità dell’esame della richiesta ricade sul Paese individuato dal sistema europeo. Allo stesso tempo, il nuovo impianto amplia alcune possibilità di valutazione e introduce procedure destinate a rendere più ordinato il rapporto tra gli Stati.

Per l’Italia la situazione apre una fase nuova. Dopo anni nei quali i trasferimenti Dublino verso il nostro Paese hanno incontrato ostacoli, Austria, Svizzera e Germania tornano a utilizzare concretamente gli strumenti previsti dal sistema europeo. Il numero dei trasferimenti già effettuati dall’Austria resta contenuto, mentre quelli dalla Svizzera dovrebbero riprendere nelle prossime settimane. Tuttavia, il valore politico della decisione supera quello dei numeri iniziali perché indica un possibile cambiamento strutturale nei rapporti tra i Paesi europei sulla gestione dei richiedenti asilo.

La questione continuerà quindi a essere osservata con attenzione sia a Bruxelles sia a Roma. Il punto centrale sarà capire quanti trasferimenti potranno concretamente essere effettuati nei prossimi mesi, quali categorie di richiedenti verranno coinvolte e come le autorità italiane gestiranno le persone riconsegnate dagli altri Paesi. Nel frattempo, il ritorno dei trasferimenti segna una nuova fase della politica migratoria europea e riapre in Italia una discussione destinata a intrecciarsi con i rapporti diplomatici, la gestione dell’accoglienza e il confronto politico sulla responsabilità dei Paesi di primo ingresso.

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