Il nuovo quadro europeo sulla gestione della migrazione mette in evidenza una divisione tra gli Stati membri sui trasferimenti dei cosiddetti dublinanti. La questione riguarda i richiedenti asilo che, dopo aver presentato domanda o essere stati identificati in un determinato Paese europeo, si spostano successivamente verso un altro Stato e chiedono nuovamente protezione. Con l’applicazione del nuovo Patto Ue sulla migrazione e l’asilo, entrato in vigore il 12 giugno 2026, le regole sulla responsabilità degli Stati acquistano nuovo peso e tornano al centro del confronto politico europeo.
In questo scenario, la Spagna ha scelto una strada diversa rispetto a Svezia e Finlandia. Madrid, infatti, non intende procedere al trasferimento dei richiedenti asilo verso l’Italia attraverso espulsioni o iniziative bilaterali isolate. Il governo spagnolo preferisce utilizzare i meccanismi di solidarietà previsti dal nuovo Patto europeo, una posizione che introduce una differenza significativa rispetto a quella di altri governi. La scelta spagnola non rappresenta quindi un rifiuto generale della cooperazione europea sulla migrazione, ma una preferenza per gli strumenti comuni dell’Unione.
Madrid punta sulla solidarietà europea
La posizione della Spagna assume particolare rilevanza perché arriva proprio mentre altri Paesi europei stanno riattivando le procedure di trasferimento verso l’Italia. Fonti del ministero dell’Interno spagnolo hanno chiarito che Madrid è favorevole a gestire la questione dei dublinanti attraverso i meccanismi europei di solidarietà e attraverso le nuove norme dell’Unione, evitando invece misure considerate bilaterali e isolate.
“Preferiamo i meccanismi di solidarietà del Patto Ue”, è in sostanza la linea espressa dalle autorità spagnole. Una scelta che porta la questione sul terreno della gestione complessiva della politica migratoria europea e non soltanto sul rapporto tra Madrid e Roma. La Spagna considera quindi il nuovo sistema come uno strumento attraverso il quale distribuire responsabilità e solidarietà tra gli Stati membri, invece di concentrarsi esclusivamente sul principio del Paese competente per l’esame della domanda di asilo.
Svezia e Finlandia scelgono una strada diversa
La situazione cambia guardando al Nord Europa. Svezia e Finlandia hanno infatti annunciato l’intenzione di applicare le nuove disposizioni e di procedere con i trasferimenti verso l’Italia. La Svezia ha già effettuato trasferimenti e intende proseguire sulla stessa strada. Una portavoce del ministro svedese per la migrazione Johan Forssell, Victoria Holmqvist, ha spiegato che Stoccolma considera importante il buon funzionamento della collaborazione con Roma.
“La Svezia ha effettuato trasferimenti di migranti verso l’Italia e intendiamo continuare a farlo, in conformità con le disposizioni del Patto sull’immigrazione e l’asilo”, ha dichiarato Victoria Holmqvist. La portavoce ha inoltre sottolineato che, dal punto di vista svedese, non si tratta di una novità assoluta, ma di una procedura che con il nuovo Patto europeo può funzionare in modo più efficace.
Anche Helsinki ha annunciato la preparazione dei trasferimenti. Il ministero dell’Interno finlandese ha sostenuto che l’entrata in vigore del nuovo regolamento europeo consente di riprendere le procedure verso l’Italia. La Finlandia è così diventata il quarto Paese, dopo Germania, Svizzera e Austria, ad annunciare il ritorno dei dublinanti verso il nostro Paese. Le autorità finlandesi hanno inoltre ribadito l’importanza del rispetto delle norme sulla responsabilità nell’esame delle domande di asilo.
Per Roma aumenta la complessità diplomatica
La diversa posizione assunta dai governi europei crea per l’Italia una situazione diplomatica particolarmente delicata. Roma deve infatti confrontarsi con approcci differenti all’interno della stessa cornice europea: alcuni Stati stanno preparando o effettuando trasferimenti verso l’Italia, mentre altri preferiscono utilizzare strumenti di solidarietà differenti. Il caso spagnolo rende evidente quanto l’applicazione concreta del nuovo Patto possa produrre interpretazioni e strategie politiche diverse tra i governi.
Il tema assume ancora maggiore importanza perché il nuovo sistema europeo non riguarda soltanto i trasferimenti. Il Patto sulla migrazione e l’asilo introduce un quadro più ampio che comprende la gestione delle frontiere esterne, le procedure comuni per l’asilo, l’accoglienza, il sistema Eurodac e i meccanismi di solidarietà tra gli Stati membri. Il principio della responsabilità del Paese competente resta centrale, ma l’Unione punta contemporaneamente a costruire un sistema nel quale la pressione migratoria coinvolga l’intero blocco europeo.
La Commissione europea ha già evidenziato, nella sua prima valutazione sull’applicazione delle nuove norme, che gli Stati membri hanno compiuto progressi nell’attuazione del Patto, ma ha anche sottolineato la necessità di ulteriori passi concreti per rendere efficaci i trasferimenti. La valutazione, realizzata nelle prime settimane successive all’entrata in applicazione delle nuove regole, ha quindi mostrato un quadro ancora in evoluzione.
Un nuovo banco di prova per il Patto Ue
La vicenda dei dublinanti rappresenta dunque uno dei primi veri banchi di prova del nuovo sistema europeo sulla migrazione. La differenza tra Madrid, Stoccolma e Helsinki dimostra che l’entrata in vigore delle nuove norme non produce automaticamente un comportamento identico da parte di tutti i governi. Ogni Stato continua a valutare modalità, priorità e strumenti da utilizzare, pur all’interno della stessa cornice legislativa europea.
Per il governo italiano la questione diventa quindi anche un problema di rapporti diplomatici. L’obiettivo di Roma consiste nel rendere effettive le nuove regole e nel garantire una gestione ordinata dei trasferimenti, ma la risposta dei singoli partner europei non appare uniforme. La scelta della Spagna di privilegiare la solidarietà europea, insieme alle decisioni di Svezia e Finlandia di procedere verso l’Italia, mostra quanto il percorso di attuazione del Patto sia ancora in una fase delicata.
Nei prossimi mesi il confronto tra gli Stati membri sarà quindi determinante per capire se il nuovo sistema riuscirà davvero a creare una gestione più equilibrata delle responsabilità. Per l’Italia, Paese particolarmente esposto agli arrivi attraverso il Mediterraneo, il funzionamento concreto delle nuove regole rappresenta una questione centrale. La partita sui dublinanti diventa così un test politico e operativo per l’intera Unione europea e, allo stesso tempo, un passaggio decisivo per la strategia migratoria del governo italiano.
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