venerdì 21 Agosto 2026

Schlein contro Meloni: «L’Italia paga il prezzo della linea del governo»

Elly Schlein accusa Giorgia Meloni di non aver difeso a Bruxelles una maggiore solidarietà tra gli Stati membri

Di Redazione
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La questione migratoria torna al centro dello scontro tra maggioranza e opposizione e questa volta il terreno della riguarda soprattutto il nuovo meccanismo europeo per la gestione delle richieste di asilo. , segretaria del Partito Democratico, ha attaccato duramente Giorgia Meloni dopo le notizie sulla ripresa dei trasferimenti verso l’Italia di alcuni richiedenti asilo arrivati nel nostro Paese e successivamente spostatisi in altri Stati europei. Secondo Schlein, la situazione rappresenta il risultato negativo di una strategia che il avrebbe sostenuto senza riuscire, a suo giudizio, a ottenere una vera redistribuzione delle responsabilità tra i Paesi dell’Unione europea. La leader dem ha definito la situazione un «clamoroso boomerang» per la presidente del Consiglio, collegando il dei cosiddetti dublinanti anche alla linea adottata da Roma nei confronti della Spagna e alla decisione di prolungare la sospensione di con Madrid.

Il quadro europeo è cambiato con l’entrata in vigore, il 12 giugno, del nuovo Patto sulla migrazione e l’asilo. Le nuove disposizioni mantengono un principio centrale: in determinate circostanze, il Paese di primo ingresso resta responsabile dell’esame della domanda di protezione internazionale. Per l’Italia, che rappresenta uno dei principali Paesi di arrivo lungo la rotta del Mediterraneo, questo meccanismo può quindi tradursi nella possibilità di ricevere nuovamente richiedenti asilo che hanno proseguito il viaggio verso altri Stati europei. Negli ultimi giorni Germania, Svizzera e Austria hanno annunciato o avviato trasferimenti verso il nostro Paese, mentre anche Finlandia e Svezia hanno comunicato l’intenzione di applicare le nuove regole. La sequenza di decisioni ha alimentato il timore di un effetto domino e ha offerto all’opposizione un nuovo argomento per contestare la strategia del .

Il nodo dei cosiddetti dublinanti

Il termine “dublinanti” indica i richiedenti asilo che, dopo l’identificazione o la presentazione della domanda in un primo Stato europeo, raggiungono un altro Paese e presentano una nuova richiesta di protezione. Le regole europee stabiliscono criteri per individuare lo Stato responsabile dell’esame della domanda e prevedono, in determinate condizioni, il trasferimento della persona verso quel Paese. Il nuovo sistema europeo ha modificato diversi aspetti della precedente disciplina e ha rafforzato alcuni obblighi per gli Stati di primo ingresso. Per l’Italia il tema assume un peso particolare, perché la sua posizione geografica la colloca tra i principali di accesso alle rotte migratorie dirette verso l’Unione europea.

La Germania ha già riaperto la procedura dei trasferimenti verso l’Italia dopo una lunga fase di blocco. Anche la Svizzera ha annunciato la ripresa graduale delle riammissioni, con i primi voli programmati verso la fine di agosto. L’Austria, inoltre, ha già trasferito alcuni richiedenti asilo in Italia utilizzando anche normali collegamenti ferroviari o autobus. A queste iniziative si aggiungono le comunicazioni provenienti da Finlandia e Svezia, che hanno indicato la volontà di riprendere i trasferimenti alla luce delle nuove disposizioni europee. Non si tratta quindi soltanto di una disputa teorica sulle regole dell’asilo, ma di un meccanismo che sta iniziando concretamente a produrre effetti sui rapporti tra gli Stati.

Schlein: «Un precedente pericoloso per l’Italia»

Proprio questo sviluppo ha spinto Elly Schlein a rilanciare le critiche nei confronti della presidente del Consiglio. La segretaria del Pd sostiene che la politica del governo non abbia portato l’Italia verso una maggiore solidarietà europea e considera la situazione attuale una conseguenza delle scelte compiute negli ultimi mesi. «È clamoroso il boomerang della trovata propagandistica di Giorgia Meloni», ha dichiarato Schlein, riferendosi alla decisione italiana di sospendere Schengen nei confronti della Spagna. La leader dell’opposizione ha inoltre sostenuto che l’Italia avrebbe dovuto concentrare la propria iniziativa politica sulla solidarietà europea, compresa la gestione dell’accoglienza, anziché privilegiare lo scontro con altri governi.

Nel ragionamento della segretaria dem, il punto centrale riguarda il principio secondo cui chi entra in Italia attraverso le frontiere esterne dell’Unione dovrebbe trovare una responsabilità condivisa tra gli Stati membri. Schlein contesta quindi il sistema che lega in modo significativo la gestione della domanda al Paese di primo ingresso e chiede una distribuzione più equilibrata delle responsabilità. La sua critica si concentra soprattutto sul rapporto tra interesse nazionale e strategia europea: secondo il Pd, Roma dovrebbe utilizzare il proprio peso a Bruxelles per ottenere maggiore solidarietà dagli altri Stati, invece di accettare un meccanismo che potrebbe riportare in Italia una parte dei richiedenti asilo che hanno raggiunto altri Paesi.

Il governo difende la propria linea

La maggioranza continua invece a rivendicare una politica migratoria orientata al controllo delle frontiere, alla riduzione degli ingressi irregolari e all’applicazione delle regole europee. Il governo Giorgia Meloni ha più volte sostenuto la necessità di rafforzare la cooperazione tra gli Stati e di contrastare i movimenti secondari dei richiedenti asilo. Il confronto con gli altri Paesi europei resta tuttavia complesso, perché ogni governo deve conciliare gli obblighi derivanti dal nuovo Patto con le proprie esigenze interne.

La vicenda dei trasferimenti mette quindi in evidenza una contraddizione che rischia di diventare sempre più rilevante nel dibattito italiano. Da una parte Roma chiede da una maggiore condivisione degli oneri legati agli arrivi attraverso il Mediterraneo; dall’altra, le nuove regole europee rafforzano la responsabilità dei Paesi di primo ingresso e consentono agli Stati che ricevono successivamente i richiedenti asilo di chiedere il loro trasferimento. Il risultato può trasformare l’Italia in uno dei principali destinatari dei movimenti di ritorno, soprattutto se un numero crescente di Paesi deciderà di applicare con maggiore rigidità il nuovo sistema.

Lo scontro tra Elly Schlein e Giorgia Meloni si inserisce dunque in una partita molto più ampia, che coinvolge il futuro della politica europea sull’asilo, la gestione delle frontiere interne e il principio di solidarietà tra gli Stati membri. Nei prossimi mesi sarà decisivo capire quanti trasferimenti arriveranno realmente in Italia e quale sarà la risposta delle istituzioni europee. La vera sfida per il governo sarà dimostrare che la nuova disciplina può garantire all’Italia non soltanto il rispetto degli obblighi sul primo ingresso, ma anche una concreta condivisione delle responsabilità da parte degli altri Paesi europei. Per l’opposizione, invece, l’aumento dei trasferimenti rappresenta già un elemento utile per mettere in discussione la strategia di Giorgia Meloni e sostenere che la linea adottata dal governo rischia di produrre proprio l’effetto che intendeva evitare.

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