lunedì 12 Ottobre 2026

Studio Irccs Gemelli: microbiota intestinale anticipa le malattie croniche

Di La Sintesi Online
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(Adnkronos) – “Il microbiota intestinale non è solo associato alle malattie croniche ma le anticipa”. Ne sono convinti i professori Antonio Gasbarrini, Gianluca Ianiro e Giovanni Gasbarrini: i scienziati della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli Irccs e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, attraverso uno , dimostrano che il microbiota intestinale “anticipa le malattie che ci uccideranno” per questo motivo, spiegano “la medicina deve cambiare”. E identificano nel cibo ultra-processato e nei suoi additivi industriali “il principale responsabile della distruzione silenziosa dell’ecosistema biologico umano”. Su ‘Nature Reviews Gastroenterology & Hepatology’, i tre esperti lanciano un’accusa e una roadmap: “Le malattie croniche uccidono ogni anno 43 milioni di persone al mondo. Eppure il meccanismo biologico che le prepara — in silenzio, per anni, prima ancora che compaiano i sintomi — è ancora ignorato dai decisori politici e dai regolatori alimentari”. Oggi questo silenzio viene spezzato da una ricerca pubblicata sulla rivista mondiale nel campo della gastroenterologia. 

Il microbiota intestinale — l’ecosistema di 38 trilioni di microrganismi che vive nel nostro intestino — “è il più preciso strumento diagnostico che la medicina abbia mai avuto – informa una nota del Gemelli – Non perché rilevi la già presente, ma perché la vede arrivare anni, a volte decenni, prima che si manifesti. Il meccanismo si chiama metainfiammazione: uno stato infiammatorio cronico, silenzioso, invisibile agli esami standard, che erode progressivamente il metabolismo, il sistema immunitario e il sistema nervoso. Quando il paziente arriva con il diabete, l’infarto o il tumore, questo fuoco biologico bruciava già da tempo”. 

“Le firme biologiche della metainfiammazione potrebbero essere rilevabili anni, o addirittura decenni, prima che la malattia si manifesti clinicamente. Questo apre prospettive concrete per una medicina realmente anticipatoria, preventiva e personalizzata. Non aspettiamo la malattia: la intercettiamo prima che arrivi” assicura Antonio Gasbarrini, Direttore scientifico, Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli Irccs e ordinario in Medicina interna, Università Cattolica del Sacro Cuore.  

 

“Gli alimenti ultra-processati — che in molti Paesi rappresentano già più della metà delle calorie consumate — non danneggiano la salute solo per la loro composizione nutrizionale. Lo fanno attraverso gli additivi industriali – si legge nella nota – : emulsionanti, dolcificanti artificiali, conservanti e coloranti che alterano il microbiota con meccanismi molecolari oggi documentati con precisione scientifica.Il denunciato dalla ricerca è sconvolgente: questi additivi sono stati approvati dai regolatori — Efsa in Europa, Fda negli — senza mai misurare il loro effetto sull’ecosistema intestinale umano. I protocolli di sicurezza alimentare sono stati scritti prima che la scienza del microbiota esistesse. Non sono stati aggiornati”. Il loro “impatto sul microbiota e sulla barriera intestinale non è un effetto collaterale trascurabile – sottolinea Gianluca Ianiro, dirigente medico Uoc Cemad, Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli Irccs e ricercatore in Gastroenterologia, Università Cattolica del Sacro Cuore -. È un meccanismo patogenetico primario. Stiamo permettendo la industriale del microbiota umano su scala di popolazione senza misurarne le . Questo deve finire”.  

Il paper porta la firma di tre generazioni della stessa scuola scientifica. Giovanni Gasbarrini, 89 anni, emerito dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e tra i fondatori della Gastroenterologia europea moderna, offre una prospettiva che attraversa sei decenni di medicina: “Ho visto nascere questa disciplina. Quello che la scienza del microbiota sta rivelando oggi — che la salute è una dell’ecosistema, non solo dell’organismo — è la più profonda rivoluzione concettuale che abbia incontrato in sessant’anni di pratica clinica e di ricerca. Non è un’ipotesi: è la realtà biologica che aspettava di essere misurata”. 

La ricerca non si ferma alla denuncia ma propone una call to action in cinque pilastri: educazione, agricoltura, sanità, economia e ricerca.  

 

1. Educazione – riformare l’alfabetizzazione nutrizionale integrando la scienza del microbioma, a partire dalle scuole. 

2. Agricoltura – ristrutturare i sussidi agricoli per incentivare la produzione di alimenti freschi e minimamente processati. 

3. Sanità – introdurre lo stewardship degli antibiotici con metriche di protezione del microbioma; avviare programmi strutturati di deprescrizione degli inibitori di pompa protonica. 

4. Economia – tassare gli additivi alimentari con documentato potenziale disbiotico; rimborsare i percorsi di prevenzione basati sul microbioma. 

5. Ricerca – istituire linee di finanziamento pubblico dedicate alla prevenzione microbioma-malattie croniche, con coorti longitudinali e trial di intervento. 

“Chiediamo che la valutazione di sicurezza degli additivi alimentari includa valutazioni standardizzate sul microbiota, che vengano valutati gli effetti delle miscele di additivi in un contesto reale e di superare la separazione tra regolamentazione nutrizionale e sicurezza alimentare: non si può dichiarare sicuro un alimento guardando solo i macronutrienti e ignorando quello che fa all’ecosistema intestinale” aggiunge Antonio Gasbarrini.  

“Il microbiota intestinale è lo specchio biologico più preciso che la medicina abbia mai avuto. Oggi ci restituisce un’immagine allarmante: milioni di morti prevenibili ogni anno, bambini il cui ecosistema intestinale è già compromesso prima di entrare a scuola, e un quadro regolatorio che ha permesso tutto questo senza mai misurarne le conseguenze. Nonostante un decennio di evidenze scientifiche consolidate, la medicina e i decisori non hanno ancora risposto. L’era della medicina ecologica deve iniziare ora — non per produrre nuova scienza, ma per salvare vite” conclude.  

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