lunedì 31 Agosto 2026

Parkinson, in Italia 300mila persone malate: 10% ha diagnosi prima dei 50 anni

Di La Sintesi Online
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In Italia sono 300mila per le persone con il Parkinson, la seconda neurodegenerativa più diffusa dopo l’Alzheimer. Nel mondo sono oltre 10 mln. Un numero destinato ad aumentare in modo significativo: secondo le più recenti stime, entro il 2050 i casi globali cresceranno del 112%, arrivando a circa 25,2 milioni, soprattutto per effetto dell’invecchiamento della popolazione. L’Intervista del senatore del Pd, , in cui parla della malattia che l’ha colpito, con una diagnosi nel 2020, riaccende le luci sul Parkinson. “E’ una malattia eterogenea, che può presentarsi con quadri clinici e traiettorie evolutive differenti. Questa variabilità si traduce in bisogni assistenziali diversi da a paziente e rende più articolata la gestione della malattia nella pratica clinica – ricorda la Società Parkinson e disordini del movimento Limpe‑Dismov – Fattori come l’età di esordio, il genere e le diverse fasi della vita contribuiscono a definire esigenze differenti, richiedendo alla cura un approccio sempre più personalizzato”. 

Quando la malattia colpisce in età attiva. “Sebbene il Parkinson resti prevalentemente legato all’età avanzata, circa il 10% dei pazienti riceve la diagnosi prima dei 50 anni e una quota più ridotta, intorno al 4-5%, sviluppa la malattia in età ancora più precoce – proseguono gli esperti – A livello globale si stima che quasi mezzo milione di persone conviva con una forma di Parkinson a esordio giovanile, con numeri in aumento negli ultimi decenni”.  

 

Tra i campanelli d’ indicati dagli esperti figurano disturbi del sonno “con sogni molto vividi e movimentati, perdita dell’olfatto, stitichezza persistente, tremore o rigidità, cambiamenti nella scrittura, che si fa più piccola, o nel volume della voce”. La Società Italiana Parkinson e disordini del movimento Limpe‑Dismov ha raccolto alcune informazioni in un decalogo suddiviso in due parti.  

I 5 segnali precoci da non ignorare. 1) Disturbi del sonno. Sogni molto vividi, agitati o “movimentati” possono essere un indicatore precoce; 2) Perdita dell’olfatto. Una riduzione significativa della capacità di percepire odori è un sintomo iniziale frequente; 3) Stitichezza persistente. Alterazioni gastrointestinali possono comparire molti anni prima dei sintomi motori; 4) Tremore, rigidità o movimenti più lenti. Anche piccoli cambiamenti nei movimenti meritano attenzione; 5. Scrittura più piccola o voce più debole. Micrografia e diminuzione del volume della voce possono rappresentare segnali precoci. 

 

I 5 comportamenti che possono aiutare a ridurre il rischio: 1) Fare attività fisica regolarmente. Il movimento contribuisce alla protezione della salute cerebrale; 2) Seguire una dieta equilibrata. Frutta, e alimentazione mediterranea supportano il benessere del sistema nervoso; 3) Proteggersi dall’esposizione a sostanze tossiche ambientali. Ridurre il contatto con pesticidi, solventi e inquinanti aiuta a proteggere il sistema nervoso; 4) Dormire bene e mantenere ritmi regolari. Il sonno è essenziale per i processi di recupero e protezione del cervello; 5) Non ignorare i segnali e parlarne con il medico. Una diagnosi precoce consente trattamenti più efficaci e personalizzati. 

 

Sul fronte delle terapie. Recentemente proliferano, soprattutto sui social e sul web, offerte relative a presunte ‘terapie innovative’ per la malattia di Parkinson basate sull’impiego di cellule staminali. La Società Italiana Parkinson e disordini del movimento Limpe-Dismov avverte che “nessuna terapia con cellule staminali è stata approvata dalle principali autorità regolatorie – Ema (Agenzia Europea per i Medicinali), Fda (Food and Drug Administration, Usa), Aifa (Agenzia Italiana del ) – per il trattamento della malattia di Parkinson. Molte delle proposte attualmente pubblicizzate non hanno basi scientifiche solide, non sono supportate da studi clinici controllati e rappresentano un rischio concreto per la salute dei pazienti, oltre a comportare spesso elevatissimi. La ricerca scientifica sul potenziale utilizzo delle cellule staminali nel Parkinson è in corso e – conclude la Società scientifica – ha mostrato segnali promettenti in alcuni studi preliminari, ma non esistono ad oggi applicazioni cliniche validate o disponibili nella pratica medica”.  

 

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