sabato 12 Settembre 2026

11 settembre 2001, si gioca Roma-Real Madrid a poche ore dall’attentato a New York: cosa resta di una psicosi collettiva

Di La Sintesi Online
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(Adnkronos) – L’ è anche il giorno dei ricordi. Di tutti quelli che, ovunque nel mondo, l’11 settembre 2001 avevano l’età per provare a capire quello che stava succedendo. All’improvviso, tutti, ci siamo trovati di fronte a uno dei passaggi più incredibili della . E il tratto che forse più degli altri ha messo insieme tutte le singole storie che quel giorno si sono intrecciate è proprio la difficoltà di comprendere la portata, e le conseguenze, di quello che non è stato solo l’ alle di New York ma una cesura, netta, tra tutto quello che c’era prima e quello che ci sarebbe stato dopo.  

Quel giorno di venticinque anni fa, nelle ore successive agli attacchi, a tutti i livelli, si sono fatte valutazioni e scelte che a posteriori sono poi sembrate azzardate o anche solo inappropriate. Ce n’è una che ricordano bene tutte le persone che la sera dell’11 settembre 2001 sono andate allo Stadio Olimpico, a vedere Roma-Real Madrid di Champions League. 

Sono passate poche ore da quando le immagini surreali degli aerei di linea che si schiantano contro il World Trade Center sono entrate nella storia, poco prima delle 15, ora . L’Uefa decide di non fermare il e di far giocare alle 20,45 quella prima giornata di Champions League che per la Roma, e per i suoi tifosi, esattamente come avviene oggi, vale il nel calcio europeo che conta. Allo stadio, in un’atmosfera surreale, scendono in campo i Galacticos, che poi quell’edizione della Champions League l’avrebbero vinta. Roberto Carlos, Figo, Raul e gli altri da una parte, Totti, Montella e Batistuta dall’altra. Ma il calcio quella sera è completamente fuori posto.  

Alcuni tifosi, pochi, hanno deciso di restare a casa. Tutti gli altri, l’Olimpico è pieno, vivono una psicosi. Il minuto di silenzio e il lutto al braccio servono a poco. Gli spalti, giustamente, sono avvolti da un silenzio surreale. Non ci sono i cori, la partita scorre come la proiezione di un muto. La sensazione condivisa è che la vita ‘normale’ stia scorrendo abusivamente in uno spazio franco che, quel giorno e in quelle condizioni, non ci sarebbe dovuto essere. Quando un aereo sorvola l’Olimpico, seguendo una rotta abituale diventata improvvisamente minacciosa, un brusio prolungato si impossessa dello stadio. Consegnando definitivamente quella partita alla dimensione di un collettivo.  

“Sarebbe stato giusto non giocare”, dichiara l’allenatore della Roma Fabio Capello a fine partita. Difficile non dargli ragione. Come fa del resto la stessa Uefa che annuncia in un comunicato, colpevolmente in ritardo, che le partite del giorno dopo, quelle del 12 settembre 2001, sono rinviate al mese successivo. Intanto, quella inutile partita resta nel ricordo di chi l’ha vissuta un momento che si colloca a metà tra il senso di colpa, forse eccessivo, e la consapevolezza, forse consolatoria, di essere passati attraverso il passaggio meno comprensibile e difficilmente decifrabile della storia contemporanea. (Di Fabio Insenga)  

 

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