(Adnkronos) – Nicolas Maupas arriva alla cerimonia di chiusura della 83esima Mostra del Cinema di Venezia con la consapevolezza di chi ha attraversato un ruolo nuovo, complesso, formativo. “È una sfida dal punto di vista professionale: la diretta, la scrittura di un copione, la responsabilità di una cerimonia. Sono state tappe estremamente interessanti e spero di arrivare alla serata finale con un piccolo bagaglio di esperienza”, racconta nell’intervista all’Adnkronos. Per il giovane attore, il protagonista resta sempre uno: il cinema. “Il cinema rimane il protagonista perché lo sono le storie che racconta: la realtà, il nostro quotidiano, anche le cose più tragiche. Non solo in questa edizione, ma sempre”. E proprio questa edizione, segnata da film che riflettono il presente, gli ha confermato una convinzione: “Il cinema non ha solo la capacità di farci sognare, di ispirarci e portarci altrove ma spesso quella di ancorarci al presente. Ha la responsabilità di mettere fari su questioni urgenti”.
Il giovane attore vive Venezia con un misto di stupore e gratitudine. “Quando ero piccolo, la Mostra mi sembrava qualcosa di irraggiungibile. Vedevi arrivare Hollywood, i grandi nomi del cinema italiano, mi faceva sentire piccolo”. Poi, la realizzazione: “Ho presentato la cerimonia di apertura, ho condiviso il palco con Greta Scarano e davanti a noi c’era George Clooney premiato alla carriera. L’ho vissuta due volte: prima concentrato sul lavoro, poi tornando a Roma per lavoro mi sono detto: “Ho appena fatto tre giorni a Venezia”. È stato magico”. Di Clooney, Maupas porta via soprattutto un modo di stare nel mondo: “Si può imparare da un attore tante cose, ma soprattutto da come si pone fuori dal set. L’aplomb, la capacità di dire cose essenziali mantenendo lucidità e pacatezza. Quell’atteggiamento è il 50% della riuscita delle parole”. Sul tema dei divi, Maupas è netto: “Oggi il mondo è cambiato tanto rispetto a 20-30 anni fa. C’è meno mistero, e il mistero aiutava la costruzione di un’immagine. Clooney è uno degli ultimi grandi divi di Hollywood, e credo sia vero”. Ma non pensa che la memorabilità debba essere un obiettivo: “Non credo debba essere la finalità del percorso. Oggi c’è grande esposizione al confronto col pubblico. La chiave è rimanere integri, saldi, naturali. Le persone iniziano a vedere oltre le cose: c’è un ritorno alla semplicità”. Recita perché non potrebbe farne a meno: “Mi piace, mi diverte. È una cosa che ho cominciato a sognare prima di farla davvero. Non mi è mai passato”.
E la sua presenza qui, a 27 anni, la vive come un privilegio: “Beh ‘not bad’, come ha detto Djokovic in un’intervista. Non do per scontato di essere arrivato a condurre il festival più importante. Ci credo, mi impegno, sono convinto della mia coscienza come persona e come attore”. Maupas è attualmente impegnato su un set di un progetto ancora blindato, che lo ha costretto a lasciare il Lido troppo presto. “Mi è dispiaciuto non vivere questi giorni, ma ho seguito la Mostra tramite i giornalisti”. Nel frattempo, ha recuperato la proiezione di ‘Naza’. (di Lucrezia Leombruni)
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