(Adnkronos) – Il cadavere di un uomo, un 60enne cinese, è stato trovato, intorno alle 9.30 di questa mattina, all’interno di una cella frigorifera industriale nella sede della ‘Trading Hu S.r.l.’, un’azienda specializzata nel commercio all’ingrosso di prodotti alimentari al civico 4 di via Enrico Fermi a Setteville, a Guidonia Montecelio (Roma). Sul posto sono intervenuti i carabinieri della Compagnia di Tivoli e i militari del Nucleo Investigativo di Frascati impegnati nei rilievi, oltre al medico legale e agli ispettori del servizio di sicurezza sui luoghi di lavoro della Asl Roma 5. Dall’ispezione medico-legale iniziale, il corpo non presenterebbe lesioni da morte violenta e al momento non si esclude un malore, probabilmente dovuto a uno sbalzo termico.
L’Autorità Giudiziaria è stata immediatamente informata e le indagini sono coordinate dal pubblico ministero di turno della Procura di Tivoli che ha disposto l’autopsia. Al vaglio i filmati delle telecamere dell’impianto di videosorveglianza dell’azienda. La vittima, che viveva nell’azienda, lavorava come guardiano.
Negli ultimi anni sono stati diversi i casi di cronaca di persone ritrovate morte all’interno di celle frigorifere o congelatori commerciali. In alcuni casi si è trattato di incidenti sul lavoro, in altri di malori improvvisi o di gesti volontari. Molti di questi episodi hanno portato a verifiche sull’applicazione delle norme in materia di sicurezza sul lavoro con particolare attenzione all’obbligo di dispositivi antipanico e sistemi di sblocco d’emergenza funzionanti dall’interno.
Due di questi casi si sono verificati in Italia. L’ultimo, in ordine di tempo, ha riguardato Andrea Costantini, 38 anni, originario di Penne, in Abruzzo, trovato morto nel settembre 2025 nella cella frigorifera del supermercato di Termoli dove lavorava. I genitori hanno presentato una denuncia ipotizzando violazioni delle norme sulla sicurezza sul lavoro. Sette anni prima, a Roma, la stessa sorte era toccata a un 51enne di origine peruviana, rinvenuto senza vita nella cella frigorifera di un minimarket. Anche in quel caso l’ipotesi prevalente fu quella dell’incidente sul lavoro o di un malore.
Tra i casi più rilevanti a livello internazionale, il più recente riguarda una donna di 69 anni trovata morta a Taipei, a Taiwan, nel febbraio 2026. Dipendente di un ristorante, fu rinvenuta all’interno della cella frigorifera del locale con la porta bloccata dall’interno. I media locali indicarono l’ipotermia come probabile causa del decesso. La vicenda suscitò interrogativi perché la donna, pur avendo con sé il telefono cellulare, non effettuò chiamate né inviò messaggi d’aiuto nelle circa dodici ore trascorse all’interno della struttura.
Pochi mesi prima, nel dicembre 2025, era stata trovata morta nella cella frigorifera di un punto vendita della catena Dollar Tree in Florida la 32enne Helen Massiell Garay Sanchez, originaria di Miami. In quel caso l’attenzione degli investigatori si concentrò sul possibile malfunzionamento del sistema di apertura d’emergenza.
Grande eco ebbe anche la vicenda di Nguyet Le, manager di un ristorante della catena Arby’s in Louisiana. La donna, 63 anni, morì nel maggio 2023 dopo essere rimasta intrappolata nella cella frigorifera. Le indagini individuarono un guasto alla maniglia interna e i familiari avviarono un’azione legale per grave negligenza nella gestione della sicurezza. Nel 2017 a perdere la vita fu invece la diciannovenne Kenneka Jenkins, trovata morta nella cella frigorifera delle cucine del Crowne Plaza Hotel di Rosemont, in Illinois. Il caso ebbe enorme risonanza mediatica. Le indagini accertarono che la giovane era entrata nella cella in stato di forte alterazione alcolica, rimanendovi poi bloccata.
Da segnalare, infine, il caso della catena britannica di caffetterie Pret A Manger, condannata nel 2023 a una multa di 800mila sterline per violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro. Una dipendente era rimasta intrappolata per circa due ore e mezza in una cella frigorifera a -18 gradi nel punto vendita della stazione degli autobus di Victoria, a Londra, a causa del guasto del sistema di apertura interno.
L’indagine accertò che l’azienda aveva ignorato precedenti segnalazioni relative a dispositivi difettosi. Oltre alla sanzione, il giudice dispose il pagamento di oltre 23mila sterline di spese processuali.
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