Nessun patto con il regime degli Ayatollah e nessuna concessione sul blocco dei porti. Donald Trump ha bocciato ufficialmente la proposta d’accordo avanzata dall’Iran per un cessate il fuoco di sette giorni e ha comunicato ai suoi collaboratori la linea d’azione per i prossimi mesi: la ripresa dei bombardamenti aerei sul territorio iraniano scatterà subito dopo le elezioni di medio termine.
Il no all’intesa sullo Stretto di Hormuz
A rivelare i retroscena della trattativa è il Wall Street Journal, che cita fonti statunitensi ben informate. La bozza dell’accordo inviata da Teheran prevedeva una tregua immediata di una settimana a fronte della revoca del blocco navale americano sui porti iraniani. In cambio, la Repubblica Islamica garantiva la riapertura dello Stretto di Hormuz e la ripresa dei negoziati sul dossier nucleare.
Un’offerta d’uscita che il capo della Casa Bianca ha spazzato via senza esitazioni, ritenendola un mero stratagemma per allentare la morsa economica senza offrire reali garanzie sull’atomo.
Calcolo elettorale e stangata post-urne
La decisione di posticipare l’escalation risponde a un preciso calcolo tattico ed elettorale. Intensificare le operazioni militari a ridosso del voto per il Congresso rischiava di creare turbolenze nella campagna elettorale del Partito Repubblicano.
Da qui la scelta di Trump: congelare temporaneamente i blitz aerei mantenendo però il blocco economico sui porti, per poi riprendere le incursioni strategiche contro Teheran una volta chiuse le urne delle Midterm.





