sabato 26 Settembre 2026

L’Egitto aveva avvertito Israele sul 7 ottobre: «Se non cambiate rotta, Gaza vi esploderà in faccia»

Un’inchiesta de The Atlantic svela la missione lampo di Abbas Kamel all'aeroporto Ben Gurion undici giorni prima dell'attacco di Hamas. Il capo degli 007 del Cairo lanciò l'allarme rosso, ma Tel Aviv ignorò il segnale

Di Redazione
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A tre anni di distanza dal più devastante attacco a sorpresa della storia di , un nuovo terremoto giornalistico travolge il governo di Benjamin Netanyahu. Dopo le indiscrezioni sui timori sollevati dagli Emirati Arabi Uniti, un’inchiesta pubblicata dalla americana The Atlantic rivela che l’Egitto aveva avvertito chiaramente Israele dell’imminente catastrofe con una segreta rimasta inascoltata.

Il blitz di 67 minuti all’ Ben Gurion

I fatti risalgono al 26 settembre 2023, appena undici giorni prima dell’ condotta dalle milizie palestinesi. L’aereo di Stato con a bordo Abbas Kamel, all’epoca potente capo dell’intelligence del Cairo, atterrò sulla pista dell’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv. Secondo i registri di volo delle autorità aeroportuali israeliane, il rimase a terra per soli 67 minuti: il tempo strettamente necessario per un vertice riservato tra il capo degli 007 egiziani e alcuni alti funzionari governativi e dell’intelligence locale.

Il messaggio portato da Kamel fu un avvertimento perentorio e privo di formalismi diplomatici: «Se non cambiate rotta, Gaza vi esplodera’ in faccia». Il responsabile della sicurezza egiziana raccomandò formalmente al governo israeliano di concedere immediate agevolazioni economiche alla Striscia per scongiurare un’escalation ormai alle porte.

Gli allarmi ignorati e il muro di gomma di Netanyahu

Sebbene Kamel non fornisse i dettagli operativi o l’ora esatta del blitz, funzionari di ben sette Paesi diversi hanno confermato a The Atlantic che quell’incontro lampo avrebbe dovuto far scattare l’allarme ai massimi livelli della sicurezza nazionale israeliana. Un quadro che combacia con quanto emerso già nelle ore successive al massacro, quando fonti dell’Associated Press e il portale Ynet rivelarono che Kamel aveva cercato di mettere in guardia personalmente Netanyahu su “qualcosa di grosso” in fase di preparazione.

Dall’ufficio del primo ministro di Tel Aviv è sempre arrivata una secca su qualsiasi avvertimento preventivo. Ma le omissioni di quei 67 minuti al Ben Gurion rischiano ora di incendiare ulteriormente il dibattito sulle responsabilità politiche del 7 , giorno in cui i raid di Hamas provocarono 1.200 morti e il sequestro di 251 ostaggi.

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