A tre anni di distanza dal più devastante attacco a sorpresa della storia di Israele, un nuovo terremoto giornalistico travolge il governo di Benjamin Netanyahu. Dopo le indiscrezioni sui timori sollevati dagli Emirati Arabi Uniti, un’inchiesta pubblicata dalla rivista americana The Atlantic rivela che l’Egitto aveva avvertito chiaramente Israele dell’imminente catastrofe con una missione segreta rimasta inascoltata.
Il blitz di 67 minuti all’aeroporto Ben Gurion
I fatti risalgono al 26 settembre 2023, appena undici giorni prima dell’invasione condotta dalle milizie palestinesi. L’aereo di Stato con a bordo Abbas Kamel, all’epoca potente capo dell’intelligence del Cairo, atterrò sulla pista dell’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv. Secondo i registri di volo delle autorità aeroportuali israeliane, il jet rimase a terra per soli 67 minuti: il tempo strettamente necessario per un vertice riservato tra il capo degli 007 egiziani e alcuni alti funzionari governativi e dell’intelligence locale.
Il messaggio portato da Kamel fu un avvertimento perentorio e privo di formalismi diplomatici: «Se non cambiate rotta, Gaza vi esplodera’ in faccia». Il responsabile della sicurezza egiziana raccomandò formalmente al governo israeliano di concedere immediate agevolazioni economiche alla Striscia per scongiurare un’escalation militare ormai alle porte.
Gli allarmi ignorati e il muro di gomma di Netanyahu
Sebbene Kamel non fornisse i dettagli operativi o l’ora esatta del blitz, funzionari di ben sette Paesi diversi hanno confermato a The Atlantic che quell’incontro lampo avrebbe dovuto far scattare l’allarme rosso ai massimi livelli della sicurezza nazionale israeliana. Un quadro che combacia con quanto emerso già nelle ore successive al massacro, quando fonti dell’Associated Press e il portale Ynet rivelarono che Kamel aveva cercato di mettere in guardia personalmente Netanyahu su “qualcosa di grosso” in fase di preparazione.
Dall’ufficio del primo ministro di Tel Aviv è sempre arrivata una secca smentita su qualsiasi avvertimento preventivo. Ma le omissioni di quei 67 minuti al Ben Gurion rischiano ora di incendiare ulteriormente il dibattito sulle responsabilità politiche del 7 ottobre, giorno in cui i raid di Hamas provocarono 1.200 morti e il sequestro di 251 ostaggi.





