Tre avvertimenti ignorati, compreso un contatto diretto tra i vertici dell’intelligence del Cairo e il premier israeliano. All’inizio di ottobre 2023, pochi giorni prima che i commando di Hamas sfondassero i confini della striscia di Gaza scatenando l’attacco del 7 ottobre, le autorità egiziane tentarono a più riprese di allertare Tel Aviv sull’imminenza di un’azione d’impatto devastante. A rivelarlo è un’inchiesta del Wall Street Journal, che cita fonti ufficiali del governo egiziano e ricostruisce i passaggi a vuoto della catena di sicurezza israeliana.
La telefonata di Abbas Kamel a Netanyahu
Secondo le ricostruzioni fornite dal quotidiano statunitense, due primi allarmi lanciati dal Cairo sui segnali operativi raccolti a Gaza vennero del tutto ignorati dallo Stato ebraico. Di fronte all’inerzia israeliana, Abbas Kamel — all’epoca alla guida del Servizio generale d’intelligence egiziano — decise di intervenire personalmente telefonando a Benjamin Netanyahu per trasmettergli un terzo e definitivo avvertimento.
Una comunicazione rimasta inascoltata, che si somma a segnalazioni analoghe arrivate da altri alleati regionali: le fonti del WSJ confermano infatti che anche gli Emirati Arabi Uniti avevano fornito dossier informativi di analogo tenore al primo ministro israeliano, il quale tuttavia «non ne rimase convinto».
Il report di Haaretz e le ombre sull’intelligence
Il quadro tratteggiato dalla stampa americana incrocia quanto emerso dall’inchiesta del quotidiano israeliano Haaretz, secondo cui il presidente degli Emirati Arabi Uniti avrebbe allertato Netanyahu sui piani ostili di Hamas circa dieci giorni prima dell’attacco. Secondo la testata, il premier non condivise quelle informazioni riservate né con l’allora capo di stato maggiore delle IDF, Herzi Halevi, né con i vertici dei servizi di sicurezza, arrivando successivamente a incaricare i propri legali di sporgere denuncia per diffamazione contro il giornale.
L’opposizione insorge e chiede la commissione d’inchiesta
Le nuove rivelazioni convergono con le anticipazioni del libro “Ostaggi: 843 giorni di abbandono”, scritto dai giornalisti israeliani Shlomi Eldar e Ruth Yuval e basato su decine di testimonianze d’intelligence. La pubblicazione dei report ha riaperto una profonda ferita nell’opinione pubblica israeliana, offrendo nuovo terreno di scontro politico: i leader dell’opposizione sono tornati ad accusare l’esecutivo di grave negligenza, chiedendo con forza l’istituzione immediata di una commissione d’inchiesta statale sui fallimenti del 7 ottobre.
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